Siate Perfetti

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Siate Perfetti

28/04/2024

Matteo 5:20-48

Oggi entreremo nel vivo del Sermone sul Monte.

Da questo momento in avanti, Gesù inizierà a dare una serie di istruzioni e spiegazioni per dimostrare in che modo la legge del Nuovo Testamento è superiore a quella dell’Antico.

Vi ricordo che la legge, come abbiamo detto, non ha mai avuto il compito di salvare, ma solo di puntare a Cristo come unico Salvatore.

La legge del Nuovo Testamento non fa eccezione, perché non siamo salvati attraverso questa legge, né conserviamo la nostra salvezza applicando questa legge.

Matteo 5:20-48

1)   Una giustizia superiore

Il versetto 20 ci introduce un discorso che per chi ascoltava fu scioccante.

Gli scribi e i farisei erano coloro che conoscevano la legge alla lettera e, anche se spesso aggiungevano la loro tradizione, erano ritenute le persone più giuste d’Israele.

Paolo stesso, come fariseo, disse che secondo la legge lui era irreprensibile: Filippesi 3:5-6.

Quando Gesù pronunciò queste parole, non stava accusando i farisei di ipocrisia, né stava dicendo che loro violassero la legge e che quindi bisognava fare meglio di loro.

Gesù sta dicendo, invece, che la giustizia di coloro che sono sotto il Nuovo Patto deve essere superiore perfino ai migliori che si trovano sotto l’Antico.

Com’è possibile? La risposta è nella nuova nascita.

Galati 2:20

2 Corinzi 5:17

Romani 6:11-13

Dobbiamo ricordarci che lo Spirito Santo è stato dato ai credenti solo dopo la resurrezione di Gesù, quindi Dio non pretendeva che gli uomini facessero più di quello che potessero fare; ma questo significa anche che per noi è diverso, perché, avendo lo Spirito Santo in noi, Dio ci richiede di più rispetto a loro.

Prima di continuare, voglio anche ricordarvi che, come abbiamo detto all’inizio di quando abbiamo iniziato ad esaminare il Sermone sul Monte, qui Gesù sta parlando ad ebrei e presentando Sé stesso come il Re promesso.

Questo significa che la legge di cui parla non si applica totalmente in maniera diretta a noi e fra poco vedremo perché.

2)   Chiunque dice

Al versetto 21 ci mostra il primo dei comandamenti che esaminerà in questo brano, e cioè “non uccidere”.

Qui Gesù mostra subito quanto sia superiore la legge del regno rispetto alla legge dell’Antico Patto.

Tutti riconosciamo l’ovvietà di “non uccidere”, ma Gesù dice che non è abbastanza, perché lo stesso pesante giudizio cadrà su coloro che hanno offeso il fratello con delle parole d’insulto. Gesù era presente quando Caino era adirato contro il fratello e cercò di dissuaderlo dal fargli del male, ma ciò non fu sufficiente.

L’apostolo Giovanni scrisse: 1 Giovanni 3:11-15.

Il solo fatto di odiare qualcuno, agli occhi di Dio equivale all’omicidio.

Per Dio ciò che conta è il cuore. Il peccato non è solo l’esecuzione, ma anche l’intenzione.

Spesso pensiamo che sbagliamo solo quando diamo seguito ai nostri desideri peccaminosi, perché sperimentiamo le conseguenze, ma per Dio anche il desiderio era già peccato.

Fu ciò che Satana aveva nel cuore, l’orgoglio, che lo portò alla ribellione.

Gesù sta insegnando che le intenzioni hanno già delle conseguenze e durante il regno (non ancora quindi) un insulto sarà sufficiente perché una persona sia processata.

Prima di proseguire voglio far notare che Gesù specifica che chi si adira senza motivo sta peccando. L’ira di per sé, quando motivata, non è peccato. Anche Dio si adira contro i peccatori e Gesù stesso si è mostrato adirato già una volta al tempio, quando scacciò i mercanti. In questo caso il peccato è dato da come gestiamo l’ira, non dall’ira stessa.

3)   Un’offerta degna

Un altro punto che il Signore esamina è quello dei contrasti tra persone.

Come vediamo, qui parla di un’offerta all’altare, cosa che noi non facciamo, ma sarà fatta durante il regno millenario di Gesù. Quindi questo è uno degli elementi che ci fanno capire che non dobbiamo applicare alla lettera queste istruzioni, ma che dobbiamo comunque imparare da esse e seguirle.

Le conseguenze saranno diverse, ma il concetto non cambia.

In questo caso si parla di offerta al tempio, ma noi come offriamo le nostre offerte?

Ebrei 13:15

I nostri canti e le nostre preghiere sono le offerte che noi offriamo. Inoltre c’è un’altra offerta che possiamo offrire a Dio: Romani 12:1-2. Noi possiamo offrire anche noi stessi a Dio.

Infine c’è un’altra offerta che possiamo offrire: Filippesi 4:18.

Anche la nostra offerta in denaro è un’offerta al Signore.

Ciò che Gesù ci dice di fare è, prima di fare una di queste offerte, Lui potrebbe portarci alla mente un diverbio, una lite, un peccato, un contrasto contro un altro fratello o sorella in Cristo. In questo caso, Gesù ci esorta a dare la priorità a quella cosa, non all’offerta.

Infatti è facile dire “prima faccio l’offerta al Signore e poi penserò a sistemare le cose”, perché quel poi potrebbe non arrivare. Il difficile è cercare prima la riconciliazione con il fratello o la sorella e solo dopo cantare e pregare in chiesa, ad esempio, altrimenti l’offerta non sarà gradita.

Ricordate che Dio guarda al cuore più di quanto guardi alle azioni.

4)   Una buona relazione con l’esterno

Gesù va anche oltre a ciò e dice che non dobbiamo cercare solo la riconciliazione con i fratelli, ma addirittura con i nostri nemici.

Cercare un buon rapporto con i nostri fratelli e sorelle in Cristo è solo una parte della nostra vita cristiana, ed è la parte più facile.

Il difficile, appunto, è essere amichevoli con i nostri nemici.

Ora, ricordiamoci che qui non parla di essere amici dei nostri nemici, ma amichevoli. L’amicizia con il mondo è inimicizia con Dio, quindi stiamo attenti a non confondere le due cose.

5)   L’interiore è più importante dell’esteriore

Come abbiamo detto prima, Dio guarda al cuore prima ancora che alle azioni.

Molte volte evitiamo di fare certe cose perché temiamo le conseguenze delle nostre azioni, ma Dio ha già visto cosa albergava nel nostro cuore.

Il solo fatto di odiare una persona significa desiderare il suo male, e quindi è omicidio. Allo stesso modo, il semplice fatto di desiderare una persona che non sia il nostro coniuge, anche qualora non agissimo per soddisfare questo desiderio, nel nostro cuore avremmo già commesso l’atto. Allo stesso modo dobbiamo considerare anche l’invidia, che è semplicemente il desiderio malsano di avere qualcosa che appartiene a qualcun altro, e l’avarizia, che è idolatria per il denaro.

Il cuore è molto importante ed è la sorgente sia del bene che facciamo, sia del male.

Matteo 15:17-20

6)   Un nuovo approccio al peccato

Nella sezione successiva vediamo che Gesù esorta ad avere un nuovo tipo di approccio al peccato.

Pensiamo sempre al fatto che si faccia riferimento al regno millenario di Gesù, durante quel regno Satana sarà legato e ogni peccato sarà totalmente volontario, come nel caso degli angeli ribelli, e come loro la condanna sarà immediata e totale.

In poche parole, chi peccherà durante quel periodo morirà. Non ci sarà la possibilità, come oggi, di riconciliarsi con Dio.

Di conseguenza, Gesù dice alla folla che il loro approccio al peccato deve essere radicale. Pur di non peccare e, quindi, finire all’inferno, è meglio distruggere la cosa che ci sta tentando, fosse anche una parte del nostro corpo, come una mano o un occhio.

Ciò che possiamo imparare noi è che il peccato è molto grave. Anche se per noi non c’è la condanna e possiamo riconciliarci con Dio, ricordiamoci questo passo per comprendere quanto è grande la grazia di Dio nei nostri confronti.

Noi meriteremmo la condanna, ma Dio ci perdona e ripristina la comunione con noi. Ci saranno persone che non avranno questa possibilità e dovranno fare delle scelte radicali pur di non peccare.

Questo, però, ci insegna che non dobbiamo prendere il peccato sottogamba, ma affrontarlo, cercando cosa c’è alla radice, cosa ci porta a peccare o desiderare quel peccato, ed eliminarlo prima che ci porti a cadere o a ricadere.

Romani 6:15-23

7)   Un nuovo legame familiare

Nei versetti successivi Gesù inizia ad introdurre un concetto nuovo, di cui parleremo in maniera più approfondita in futuro.

Lui infatti parla del divorzio, che all’epoca era accettato e praticato con estrema facilità sia dai Giudei che dai Greci, con la sola differenza che le donne giudee non potevano mandare via i mariti, mentre le greche sì.

Ecco perché Gesù parla solo agli uomini riguardo al divorzio (in questo caso) e perché è l’uomo che manda via la moglie ad essere colpevole dell’adulterio per la moglie.

Ora, la donna all’epoca non riceveva assegni familiari e non poteva sostentarsi da sola. Quindi la vedovanza poteva essere una condanna a morire di fame per una donna.

Quando la donna era divorziata, quindi, se aveva la possibilità di trovare un uomo che si prendesse cura di lei si risposava.

In questo caso, dice Gesù, questo nuovo rapporto è da ritenersi adulterio, ma il colpevole dell’adulterio è il marito precedente, non la donna.

La “clausola”, quindi, non è una vera e propria clausola, ma un chiarimento, perché in caso di adulterio della donna, la colpa sarebbe stata attribuita, appunto, all’adultera, mentre senza adulterio, l’unione successiva sarebbe risultata in adulterio il cui colpevole sarebbe stato il marito per aver costretto la donna all’adulterio.

Alcuni usano questo versetto per insegnare che Gesù condonava il divorzio in caso di adulterio, ma come abbiamo visto, non era affatto il caso (anche perché, in caso di adulterio, la donna sarebbe stata lapidata e non ci sarebbe stato bisogno di divorzio).

8)   L’importanza della verità

Nella sezione successiva, Gesù parla dell’importanza delle nostre affermazioni.

All’epoca si insegnava che la menzogna non era un peccato, neanche se si giurava, a meno che non si fosse giurati sull’oro del tempio, ad esempio.

Gesù mette in evidenza quanto sia assurdo questo modo di ragionare e dice loro che il giuramento non deve servire.

Noi non dobbiamo dire la verità perché ci sentiamo costretti da un giuramento, ma perché siamo figli della verità.

Questo intendeva Gesù con “non giurate”.

Il problema non è il giuramento, ma il fatto che si condonasse e perfino giustificasse la menzogna.

Ancora oggi, mentire non è ritenuto qualcosa di grave. Infondo sono solo delle parole, quindi, pensiamo noi, “che male possono fare”.

Il primo peccato di Satana fu l’orgoglio che lo portò alla ribellione e il secondo fu l’omicidio, perché si rese colpevole della caduta dell’uomo.

Ora la domanda è: quale fu lo strumento che Satana usò per mettere in atto la ribellione contro Dio e uccidere gli esseri umani?

Giovanni 8:44

Satana usò la menzogna per portare morte nel mondo e dichiarare guerra a Dio. Per questo la menzogna, anche se non sembra fare del male alla persona che abbiamo difronte, è grandemente offensiva nei confronti di Dio.

Quando usiamo la menzogna, stiamo usando uno strumento di Satana e siamo di fatto usati da Satana.

Per questo Dio reputa la menzogna un peccato molto grave.

Apocalisse 22:15

Efesini 4:25

9)   La vera perfezione

Dopo aver parlato di tutte queste cose, Gesù conclude questa parte del Suo sermone parlando della perfezione che dobbiamo perseguire.

Come ho detto altre volte, la perfezione nella Bibbia non è necessariamente assenza di difetti, ma è maturità. Un uomo perfetto è un uomo maturo, non uno che non pecca. Solo Gesù non ha mai peccato.

In cosa si mostra la perfezione? Gesù descrive questa perfezione prendendo Dio Padre come riferimento.

Infatti, così come Dio Padre fa del bene ai Suoi nemici e cerca di salvarli, tanto che ha dato Suo Figlio, e ha salvato anche noi che eravamo Suoi nemici, allo stesso modo Dio si aspetta che noi amiamo i nostri nemici e facciamo del bene a chi ci fa del male.

Gli esempi dati da Gesù sono di persone che non contendono contro i soprusi. Parla di non reagire a chi ci colpisce, ma lasciare che ci colpisca; parla di non contendere per una tunica, ma di dare anche di più di ciò che ci vogliono togliere; parla della legge Romana che imponeva ai non cittadini, come loro, di portare pesi per un miglio quando gli fosse chiesto da un’autorità Romana, dicendo che la nostra risposta deve essere fare di più di ciò che ci è stato richiesto.

Questo mondo non ci appartiene e noi siamo degli stranieri e dei pellegrini su questa terra. Litigare con le persone, fare manifestazioni contro il governo, combattere per i nostri diritti nei tribunali, sono tutte cose che non dovremmo fare; anzi, ci viene detto di lasciarci piuttosto maltrattare.

Al giorno d’oggi è un concetto difficile, perché parliamo di pari diritti, diritti umani, ecc., cosa che all’epoca non esisteva; però, il fatto che i tempi siano diversi non cambia lo stato delle cose, perché il nostro punto di riferimento non è un apostolo o un profeta di duemila anni fa, ma Dio, che non cambia.

Questo significa che Dio si aspetta ancora oggi che noi facciamo queste cose.

Conclusione

In conclusione, Gesù in questa parte del Suo sermone ci ha insegnato cosa significhi essere dei cristiani maturi. Ciò che abbiamo visto è che non è una serie di regole esteriori o una certa religiosità (offerta all’altare) che ci rende dei cristiani maturi. La vera maturità scaturisce dall’interno. Dobbiamo imparare a dominare il peccato dentro di noi, dominando i nostri pensieri e desideri, in modo da esternare la nostra nuova natura con un comportamento che Gesù descrive come superiore in giustizia rispetto a quelli che erano ritenuti i più giusti degli uomini.

Noi siamo figli di Dio e dobbiamo esternare il carattere di Dio, farne vedere la somiglianza, rifletterne l’immagine. Le persone devono conoscere Dio guardando noi che siamo Suoi figli.

Vi rinnovo l’esortazione di Gesù: «Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Matteo 5:48). Amen!

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