«E voi, chi dite che io sia?»
22/09/2024
Matteo 16:13-23
Dopo essere stato a Capernaum, Gesù si rimette in viaggio e percorre il territorio d’Israele per l’ultima volta, partendo dal nord.
Per questo motivo si dirigerà a Cesarea di Filippo e da lì discenderà a sud verso Gerusalemme.
È proprio a Cesarea che, avendo iniziato la fase finale del Suo ministero, Gesù fa una serie di dichiarazioni molto importanti per il futuro.
Matteo 16:13-23
1. Chi dicono gli uomini…
Giunto a Cesarea, Gesù rivolge due domande ai Suoi discepoli che introducono quello che avverrà dopo.
La prima domanda riguarda ciò che si dice riguardo a Lui al di fuori della Sua cerchia di discepoli, ciò che dicono gli altri.
In realtà, come vedremo, Gesù non era interessato all’opinione altrui, ma voleva iniziare a mostrare il contrasto tra loro che erano Suoi discepoli e gli altri.
Sono molto interessanti le risposte che venivano date.
La prima risposta fu “Giovanni Battista”.
Gesù operava in contemporanea con Giovanni all’inizio del Suo ministero, è stato battezzato da Giovanni e lo stesso Giovanni parlava di Lui; tuttavia le persone non solo non avevano riconosciuto Giovanni come il precursore del Messia, ma non lo avevano neanche ascoltato, visto che Lui stesso parlava di Gesù. Inoltre, Gesù non si comportava come Giovanni. Giovanni viveva solo nel deserto, si nutriva di cavallette e di miele selvatico ed era vestito di pelle di cammello. Gesù, invece, abitava a Capernaum, anche se si spostava a piedi dappertutto, mangiava normalmente anche a casa di chi lo invitava ed era vestito di veste e tunica, come le altre persone.
In poche parole, Giovanni si distingueva per la sua vita particolare, mentre Gesù sembrava una persona comune tranne quando parlava e compiva miracoli.
La seconda risposta fu “Elia”.
Elia era il precursore del Messia e Gesù dice che questo Elia era Giovanni. Questo significa da un lato che non avevano prestato attenzione a Gesù quando parlava di Giovanni, mentre dall’altro lato non riconoscevano Gesù come il Messia.
Questi spiegavano la capacità di compiere miracoli e le numerose guarigioni dicendo che Gesù era in realtà il profeta Elia e che quindi dovevano aspettare qualcun altro che si sarebbe manifestato come Messia.
Infine, si diceva di Gesù che fosse qualche altro profeta antico.
Anche questa visione non aveva molto senso. Forse credevano che uno dei profeti si fosse reincarnato, cosa che la Bibbia non insegna, ma le filosofie orientali sì. In alternativa, Gesù veniva visto come un morto tornato in vita, un profeta antico, ma non il Messia.
Quello che queste dichiarazioni avevano in comune è che nessuno di loro riconosceva Gesù come Messia, ma solo come un profeta (un po’ come fanno i mussulmani).
Questo dimostrava profonda ignoranza delle Scritture e grande incredulità, perché Gesù non aveva di certo nascosto chi era, ma ciò nonostante non era stato creduto. La cosa assurda era credere che mentisse riguardo all’essere il Messia, ma ciò nonostante era ritenuto un profeta.
La credenza che fosse Giovanni era stata sicuramente messa in giro da Erode, mentre le altre non lo sappiamo. Ciò che sappiamo, però, è che tutti loro erano ignoranti riguardo a Gesù e alle Scritture, ma, invece di cercarlo per conoscerlo, facevano congetture ed erano soddisfatti delle loro conclusioni basati sul nulla.
Questo atteggiamento è molto comune anche al giorno d’oggi.
Infatti, molte volte capita di persone che dicono “Secondo me” e poi esprimono la loro opinione su Gesù, ma non si preoccupano di cercarlo nella Bibbia e conoscerlo personalmente.
2. Voi, chi dite…
La seconda domanda che Gesù pone ai Suoi discepoli, invece, è personale.
Il Signore ha mostrato disinteresse verso coloro che pensavano che Lui fosse solo un profeta, ma è molto interessato a sapere ciò che pensano i Suoi discepoli.
Ciò che voleva era la confessione che Pietro fa in risposta alle Sue parole: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (v. 16).
C’è un motivo per cui questa confessione è così importante ed è proprio contenuto nelle parole di Pietro e nell’affermazione che segue, ma prima vediamo cosa significa questa domanda per noi.
Gesù, come abbiamo detto, non è interessato a ciò che si dice di Lui, ma ci fa una domanda ad ognuno di noi: E per te, chi sono Io?
Pietro confessò che aveva creduto in Lui come Messia, ma poi, come vedremo, cercherà di rimproverare Gesù, perché i piani del Signore non corrispondevano ai suoi.
Ora, se facessi a voi questa domanda, come rispondereste? Probabilmente rispondereste che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, il vostro Signore e Salvatore ed è quello che risponderei anch’io.
Tuttavia, c’è una cosa che dobbiamo imparare da Pietro: ciò che diciamo con la bocca deve corrispondere con ciò che c’è nel nostro cuore.
Sicuramente Gesù è il Cristo e tutti noi lo sappiamo, e sicuramente ogni nato di nuovo può dire con certezza che Gesù è il proprio salvatore, ma per quanto riguarda l’essere il Signore?
Se qualcuno è il signore di qualcun altro, l’altro ubbidisce senza discutere, né chiedere ragioni. Infatti, quando uno è signore, l’altro è servo.
Quando diciamo che Gesù è il nostro Signore, stiamo dichiarando di essere Suoi servi e quindi che ubbidiremmo ai Suoi comandi senza discutere, né chiedere ragioni. L’ubbidienza fa parte dell’essere servi e la vera ubbidienza è basata sulla fiducia.
Noi dobbiamo fidarci del giudizio di Gesù e dei Suoi piani.
Quando qualcosa nella nostra vita non va secondo i nostri piani, cosa facciamo? Chiediamo spiegazioni a Dio? Discutiamo con Lui? Facciamo di testa nostra o addirittura rimproveriamo il Signore per averci messo in una situazione che non soddisfa i nostri desideri?
Tutti falliamo in questo, ma non significa che dobbiamo continuare a farlo. È importante imparare l’ubbidienza.
A volte le difficoltà servono proprio a farci imparare l’ubbidienza: Ebrei 5:8.
C’è un motivo per cui incorriamo in questo errore e lo troviamo nel rimprovero di Gesù: v. 23.
Gesù è stato duro con Pietro e lo chiama addirittura Satana. Il motivo per cui lo chiama Satana sta nel fatto che cerca di distoglierlo dalla Sua missione, proprio come avrebbe fatto Satana. Tuttavia noi possiamo imparare da ciò che dice Gesù a Pietro.
Perché, dunque, Pietro rimprovera il Signore e viene poi rimproverato? Perché Pietro non accetta i piani del Signore? Perché non ha il senso delle cose di Dio, ma degli uomini!
L’impedimento alla nostra ubbidienza è la nostra carne.
Galati 5:16-17
Pietro in quel momento era mosso dal suo desiderio carnale di avere Gesù lì con loro e vederlo trionfare sui Romani, ma questo non era il desiderio di Dio.
Il fatto di contrapporsi a Gesù, mostra come Pietro non solo non avesse capito cosa doveva fare Gesù, ma anche qual era il suo posto.
Ora, noi non dobbiamo arrivare all’altro estremo e dire che siamo “schiavi” come fanno alcuni. Noi siamo servi, quindi scegliamo di servire, non siamo costretti, e non riceviamo una paga in moneta, ma premi in cielo.
Ciò non toglie, però, che siamo servi e quindi dobbiamo ubbidire al Signore e fidarci di Lui.
Non importa se non capiamo o non condividiamo una scelta del Signore, la Sua scelta è sempre quella giusta, perché Lui non ragiona come noi uomini.
Questo significa che anche ciò che accade nella nostra vita fa parte del Suo disegno, del Suo piano, e noi dobbiamo imparare ad accettarlo e continuare ad ubbidirgli fedelmente.
Questo significa che Gesù è il Signore. Ora ti chiedo, alla luce di queste cose, Gesù è il tuo Signore solo a parole o è davvero il tuo Signore?
Ora ti ripeto la domanda e rispondi nel tuo cuore. Chi è Gesù per te? Se non puoi dire che Lui è il tuo Signore, ti invito a rivedere le tue scelte e consacrarti davvero a Lui, lasciando che sia Lui a dirigere i tuoi passi.
Ora ci sono un paio di chiarimenti da fare.
3. Né carne, né sangue
Il primo chiarimento da fare riguarda questo punto.
Alcuni affermano che la rivelazione che Gesù è il Cristo deve avvenire necessariamente da parte del Padre e per questo Lui sceglie a chi rivelarsi.
Se anche così fosse, però, da nessuna parte c’è scritto che il Padre rivela il Figlio a chi sceglie Lui e non ad altri, né che questa rivelazione sia forzata, cioè il fatto di riceverla implica necessariamente l’accettazione dall’altra parte, perché Dio si assicura di modificare la volontà della persona affinché, dopo aver ricevuto la rivelazione, la riceva e creda in Gesù.
Cercare di leggere tutto questo in queste parole, non solo è una forzatura, ma non è neanche conforme a verità.
La scorsa volta abbiamo visto che il Padre ha attirato verso il Figlio alcuni credenti dell’Antico Testamento affinché questi fossero il nucleo della prima chiesa in Gerusalemme.
Il Padre, quindi, ha scelto alcuni a cui affidare la rivelazione di Gesù, affinché lo seguissero e diventassero una di quelle persone che seguono il Figlio.
In questo caso Gesù dice che la consapevolezza che Lui è il Cristo non proveniva da sé stesso, dalla sua intelligenza o conoscenza, cioè dalla sua carne, né proveniva dal sangue, cioè dal fatto di essere un Giudeo.
Il motivo della convinzione di Pietro era, invece, da ricercarsi nel Padre, che conosceva Pietro e la sua fede in Lui e per questo aveva rivelato al Suo seguace, Pietro, che Gesù era Suo Figlio, in modo da dare Pietro a Gesù.
Per quanto riguarda noi, come chiunque altro, il Signore semplicemente risponde alla ricerca e al desiderio del nostro cuore. Quando noi crediamo in Lui, in qualche modo Lui ci rivela il Figlio. Quando noi crediamo che Dio esiste, che ha creato ogni cosa e che noi abbiamo bisogno di Lui, allora Dio ci mostra l’evangelo di Suo Figlio attraverso la predicazione della Parola di Dio.
Questo è ciò che è successo ad ognuno di noi, non che Dio abbia scelto te e me, ci abbia modificato la volontà e ci abbia rivelato il Figlio affinché lo seguissimo.
4. La Roccia
Un altro errore da correggere è quello che riguarda il gioco di parole che Gesù usa.
Era molto comune all’epoca insegnare cose per mezzo di proverbi o giochi di parole, perché rimangono più impressi nella memoria.
In questo caso gioca sulla parola “Pietro” che significa sasso, ciottolo, pietra di piccole dimensioni, e la contrasta con la parola Roccia.
Questo di per sé è già un chiaro segno che la Pietra su cui è fondata la chiesa, o per essere più precisi la Roccia, non è l’apostolo Pietro, ma piuttosto la risposta sta nella dichiarazione di Pietro stesso.
Pietro ha dichiarato che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Cosa voleva dire?
Qualcuno penserebbe che la Roccia sia la dichiarazione di Pietro, cioè le sue parole, ma cosa insegna la Bibbia?
1 Corinzi 10:4 -> Deuteronomio 32:30; Isaia 26:4
Efesini 2:20
1 Pietro 2:4-7
Perfino Pietro stesso dichiara che la Roccia non è lui, ma Cristo.
Quindi, la Roccia non è una dichiarazione, né Pietro, ma Cristo stesso.
5. Le chiavi del regno
Infine, c’è un ultimo chiarimento che riguarda le chiavi date a Pietro.
Questo passo viene usato per insegnare che Pietro in qualche modo fosse più che un apostolo e viene chiamato il primo papa. Come si giunga ad oggi è un altro problema che non affronteremo ora.
Quali sono queste chiavi date a Pietro? C’è forse qualcosa che Pietro ha fatto che aprisse o chiudesse qualcosa? Cos’è questo regno di cui si parla?
La confusione nasce dal fatto che venga chiamato “regno dei cieli”, perché nella nostra mente odierna pensiamo subito al cielo, dov’è Dio. Questo è stato il pretesto per compiere gravi crimini nascondendosi sotto il nome di Dio.
Prendiamo come esempio due passi: Matteo 8:11; 11:12.
Se esaminiamo a fondo ciò che dice, capiamo che si tratta di un regno terreno, non nel cielo dove c’è il trono di Dio, e questo regno è Israele.
Quindi Pietro avrebbe avuto il potere di aprire le porte d’accesso per il regno d’Israele e questo lo vediamo la prima volta a Pentecoste, dove fu Pietro a predicare e tremila persone in quel solo giorno si convertirono, aprendo l’accesso al regno ai Giudei credenti. La seconda volta fu a Samaria. Filippo era arrivato lì, aveva predicato, molti si erano convertiti e si battezzarono, ma lo Spirito Santo non scendeva sui credenti. Chiamarono Pietro e fu lui che, imponendo le mani, distribuì lo Spirito Santo ai credenti aprendo l’accesso ai discendenti di Giacobbe non Giudei, come i Samaritani. Infine ci fu un terzo episodio, quando un centurione romano di nome Cornelio ricevette istruzione di chiamare Pietro e, mentre Pietro predicava, lo Spirito Santo discese sui credenti non circoncisi e Pietro diede istruzioni di battezzare costoro senza la circoncisione, aprendo di fatto la strada ai Gentili senza necessità di conversione al giudaismo e, quindi, senza doversi circoncidere.
6. Le Porte dell’Ades
C’è un’ultima cosa che vorrei notaste e che spesso viene fraintesa, e cioè che le porte dell’Ades non possono prevalere contro la chiesa.
Cosa vuol dire questo per noi?
Spesso lo intendiamo come un’arma offensiva di Satana che non può distruggere la chiesa, ma in realtà non è così.
Le porte sono uno strumento di difesa, non di offesa. Questo mondo è dominato da Satana e lui lo difende con i suoi angeli e con gli uomini malvagi che lo seguono e lo servono. Gli invasori siamo noi. Siamo noi che siamo intrusi in un mondo non nostro e strappiamo anime all’inferno predicando l’evangelo.
Quando Gesù disse che le porte dell’Ades non avrebbero potuto prevalere contro la chiesa, Gesù intendeva che nessuno può impedire l’opera di predicazione dell’evangelo. Satana non può fermarci. Potremmo essere nel cuore del suo regno, ma la predicazione dell’evangelo riuscirebbe a toccare le anime e ci sarebbero persone salvate.
Voglio che queste parole siano un incoraggiamento per noi. Foggia non è un terreno facile e Satana si opporrà con tutte le sue forze alla crescita della nostra chiesa, ma lui ha già perso. Noi siamo gli invasori e, se saremo fedeli nella predicazione dell’evangelo, non esisterà alcuna difesa che Satana possa approntare per fermarci. Non ci sono ostacoli tra noi e le anime qui fuori. Le porte sono spalancate e noi possiamo entrare ed uscire liberamente e possiamo portare con noi altre anime affinché siano salvate.
E ora andiamo e predichiamo l’evangelo, perché le porte dell’Ades non potranno vincere contro la Chiesa Battista La Luce di Foggia!

