Chi È il Più Grande
10/11/2024
Marco 9:30-37
Riprendiamo la storia di Gesù da dove l’abbiamo lasciata e vediamo cosa fece tornando in Galilea.
Abbiamo detto la scorsa volta che lasciando quel luogo annunciò per la seconda volta la Sua morte e resurrezione.
Oggi vedremo un atteggiamento molto strano da parte dei Suoi discepoli e anche le parole che il Signore rivolse loro.
Marco 9:30-37
1. Premessa
Riprendiamo la lettura da dove l’avevamo lasciata.
Gesù lasciò quel luogo per ritornare a Capernaum.
Prima di andare in Galilea, Gesù annunciò di nuovo la Sua morte e resurrezione, ma per la seconda volta, come abbiamo letto, non capirono cosa volesse dire.
Infatti, non solo non capirono, ma cercarono di non farsi notare dal loro Maestro mentre discutevano tra di loro.
Gesù aveva scelto, tra tutti i Suoi discepoli, dodici che chiamò apostoli. Uno di loro era un diavolo (Giuda Iscariota) e tre erano quelli più vicini a Gesù (Pietro, Giacomo e Giovanni, il discepolo amato da Gesù).
Tutto ciò, però, non bastava per loro. Infatti si misero in disparte e litigavano tra loro per determinare chi di loro fosse il più grande.
Non solo non avevano capito che Gesù stava per morire, ma iniziavano a pensare che uno di loro sarebbe stato una sorta di viceré di lì a poco.
2. Il più grande secondo Gesù
Quando giunsero a Capernaum, Gesù sapeva bene di cosa stavano discutendo per strada, ma per la vergogna loro non lo dissero a Gesù, anche dopo che Gesù glielo aveva chiesto.
Qui impariamo la prima lezione, cioè l’importanza di chiedere.
I discepoli non avevano capito cosa Gesù stesse dicendo, ma non chiesero spiegazioni. Il loro dubbio, però, li condusse in errore, perché altrimenti non avrebbero discusso tra loro per chi fosse il più grande. Ovviamente non avevano neanche chiesto a Gesù chi fosse il più grande tra loro, altrimenti Gesù non avrebbe aspettato ad arrivare a Capernaum per dirglielo.
Gesù, invece, aveva chiesto affinché ci fosse chiarezza tra loro e Lui potesse spiegare loro cosa fare o togliergli il dubbio.
Tuttavia, la lezione che voleva insegnare loro era di gran lunga più importante.
A distanza di qualche tempo Gesù disse: Marco 10:45.
A quanto pare non avevano ancora imparato la lezione e Giacomo e Giovanni si presentarono per essere nominati come massimi rappresentanti nel Suo regno, ma Gesù dovette portare Sé stesso come esempio per dimostrare loro la lezione.
Gesù era il Re e il Signore, ma era il più grande servitore mai vissuto. Lui viveva per servire gli altri, soprattutto il Padre, tanto da dire che quello era il Suo pane.
Paolo usa anche l’esempio di Gesù in Filippesi 2:5-11.
Gesù aveva guadagnato la Sua posizione di Re dei re e Signore dei signori servendo fedelmente e con umiltà il Padre.
L’esempio di Cristo, quindi, calza a pennello: Più puntiamo in alto per la nostra posizione nell’eternità, più ci viene richiesto di svolgere un servizio che sia più umile di altri.
Anche i due uffici nella chiesa, pastore e diacono, sono uffici di servizio.
Il diacono, infatti, si chiama così perché è al servizio della chiesa per alleggerire il carico al pastore svolgendo attività pratiche che permettano al pastore di dedicarsi allo studio, alla preghiera e all’insegnamento della Bibbia.
Il pastore è il servo di tutti, non il generale della chiesa.
Altrettanto vale per qualsiasi servitore nella chiesa. Più è elevata la responsabilità, più servizio viene richiesto.
Il principio, quindi, è servire il più possibile in questa vita per avere una posizione più elevata nell’eternità.
Dio premia l’umiltà. Perfino Gesù ha dovuto imparare l’umiltà (Ebrei 5:8).
Le corone che il Signore ci ha promesso dipendono dalla nostra umiltà e dal nostro servizio.
3. Il bambino
Un’ultima cosa che dobbiamo imparare è la semplicità.
Gesù prende un bambino come esempio per mostrare chi fosse grande.
La semplicità e l’innocenza del bambino sono le caratteristiche che un servo di Dio deve avere.
Gesù ci rivela anche l’importanza dei bambini ai Suoi occhi.
Matteo 18:3-7,10
Gesù, quindi, ci rivela che i bambini sono preziosi ai Suoi occhi e guai a chi li scandalizza.
Scandalizzare significa porre inciampo, far cadere. Chi dunque provoca incredulità, traumi, o porta sulla strada sbagliata un bambino è colpevole di un peccato tanto grave che sarebbe meglio togliersi la stessa vita piuttosto che scandalizzare un bambino.
Oltre che rivelarci quanto siano preziosi i bambini, il Signore ci rivela che bisogna che serviamo con l’umiltà di un piccolo bambino, e quindi questo avvertimento a non scandalizzare i piccoli vale anche nei confronti di un servo umile del Signore.
Conclusione
Tirando le somme, la lezione più importante che possiamo trarre da questo brano è che dovremmo aspirare ad essere grandi nel regno dei cieli, ma questo non dovrebbe portarci alla competizione tra noi, all’orgoglio, all’invidia, al disprezzo o al porre inciampo sulla via di un nostro fratello e compagno di servitù.
Più in alto puntiamo, più dobbiamo umiliarci in questa vita. Il più grande è il servo di tutti. Gesù si è umiliato più di ogni altro per salvarci e il Padre L’ha premiato dandogli dominio su tutto. Per noi ci sono premi e corone eterne a patto che serviamo il Signore. Nella chiesa non esiste una scala di autorità, ma una scala di servitù. Se ci fosse una competizione dovrebbe essere piuttosto volta al servizio per il Signore, non per fama, popolarità o per essere riconosciuti dagli uomini, ma con umiltà e semplicità.
Ora mi rivolgo ad ognuno di noi personalmente. Se vuoi essere riconosciuto dal Signore e premiato, se vuoi un giorno essere al Suo fianco nel governo del Suo regno, se vuoi davvero farti un tesoro in cielo, valuta la tua vita e vedi quanto servizio stai prestando al Signore e soprattutto come. Infatti non è il numero dei servizi o quanto sono prestigiosi che conta, ma umiliarsi come bambini.
Proverbi 18:12
Ora voglio chiederti, tu vuoi essere grande o piccolo nel regno dei cieli? Vuoi essere vicino al Signore o in disparte in un angolo? Vuoi onorare il Signore o ti accontenti di essere salvo? La scelta è tua.

