Il Compimento della Legge

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Il Compimento della Legge

21/04/2024

Matteo 5:17-19

Continuiamo ad esaminare il cosiddetto “Sermone sul Monte”.

La scorsa volta abbiamo visto l’esortazione di Gesù ad essere sale e luce.

Oggi inizieremo a vedere le istruzioni di Gesù.

Infatti fino a questo momento, Gesù non aveva dato alcuna istruzione; aveva solo parlato delle benedizioni che spettano al credente del Nuovo Testamento e li aveva esortati ad avere un linguaggio ed un comportamento esemplare perché fossero di testimonianza ai non credenti.

Dopo queste cose, Gesù inizia a spiegare come si sviluppa la legge del Nuovo Patto e quali differenze ci sono tra questa legge e quella dell’Antico e della tradizione Giudaica.

Matteo 5:17-19

1)   Adempiere la legge del Nuovo Testamento

Una cosa che notiamo dalle parole di Gesù è che la legge non è stata annullata, ma portata a compimento.

La legge di cui sta parlando è la legge di Mosè.

Cosa intendeva che la legge è stata portata a compimento da Lui?

In realtà dobbiamo capire che la legge di Mosè non è composta solo dai 10 comandamenti, né dai circa 600 che seguono.

La legge di Mosè conteneva istruzioni anche riguardo alla costruzione del Tabernacolo, a come spostarlo, come celebrare le feste comandate da Dio, in quali giorni, come svolgere le funzioni sacerdotali, come interagire con Dio, ecc.

In poche parole, la legge è molto più complessa di quello che immaginiamo.

Ora, però, dobbiamo chiederci quale funzione aveva questa legge.

Romani 3:19-20

Galati 3:23-26

Paolo ci dice che la legge aveva valore di tutore, di insegnante, di precettore, affinché noi realizzassimo di essere peccatori e di aver bisogno di Cristo.

Quindi, lo scopo della legge non è mai stato quello di salvare, ma di puntare al Salvatore.

Una parte essenziale della legge, infatti, è il libro di Levitico.

La tribù di Levi, alla quale apparteneva Mosè, era incaricata del servizio sacerdotale.

Non è un caso che il libro di Levitico è il terzo di cinque libri di Mosè, cioè è al centro della prima Bibbia.

Lo stesso nome “Levi” è molto significativo, perché significa “Cuore Mio”.

Il libro di Levitico, quindi, è il cuore della legge e in questo cuore non c’è scritto cosa fare o non fare per non peccare, ma è scritto come avere o ristabilire la comunione con Dio, attraverso sacrifici e offerte.

In poche parole, la legge dà dei precisi comandamenti su cosa fare o non fare, ma non parte mai dal presupposto che noi siamo in grado di rispettare tutta la legge alla lettera; ed è qui che interviene il libro di Levitico che ci spiega come ripristinare la comunione con Dio dopo un peccato.

Questo libro è quello che ci spiega, appunto, come sia necessario un sacrificio per i nostri peccati, e tutto l’Antico Testamento punta a Cristo come il sacrificio per eccellenza.

In Cristo, quindi, la legge non è abolita, ma portata a compimento, perché noi non siamo in grado di salvarci ed abbiamo bisogno di un sacrificio che è Gesù Cristo stesso; e dato che lo scopo della legge non è salvare, ma puntare a Cristo, in questo la legge raggiunge il suo scopo mostrandoci la salvezza per grazia mediante la fede in Cristo.

2)   L’immutabilità della Bibbia

Subito dopo questo, Gesù introduce un concetto che ha un’applicazione immediata a quel contesto, ma anche più larga, cioè l’immutabilità della Bibbia.

Infatti, come si potrebbe adempiere alla legge se questa fosse mutata nel tempo? Come potremmo essere sicuri che dove c’è scritto “non fare” non sia stata aggiunta la parola “non” e viceversa? Come possiamo sapere ciò che Dio ha detto e ciò che è invece interpretazione umana?

Gesù usa un’espressione che, per quanto estrema, esprime a fondo ciò che è la Bibbia ancora oggi.

Infatti dice che l’applicazione di queste parole non si ferma alla Sua venuta, ma va oltre l’esistenza stessa di questo universo, fino all’eternità, e non perché nell’eternità finisca questo effetto, ma perché anche nell’eternità queste parole rimangono in vigore.

Ciò che dice Gesù è molto chiaro: L’universo non è eterno e immutabile, e quindi un giorno finirà, sarà distrutto; Invece, per quanto riguarda la Bibbia, anche quando l’universo sarà distrutto, la Bibbia resterà la stessa, invariabile e immutata.

Lui aggiunge solo un’ulteriore informazione: tutto ciò che è scritto sarà adempiuto.

Tutte le profezie, tutte le promesse e anche tutti i giudizi di Dio che sono scritti sulla Bibbia saranno adempiuti alla lettera e tutte le parole della legge dell’Antico Testamento e, come vedremo in futuro, anche del Nuovo Testamento resteranno invariate.

Ora, un apice è un segno che serve a distinguere due lettere tra loro. In ebraico molte lettere sono identiche e variano per un piccolo segno, un “apice” appunto.

Uno iota è la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico, simile ad un apostrofo, che nella lingua parlata è considerata una lettera debole, che facilmente scompare quando si coniuga un verbo, ad esempio.

Questa è la lettera che Gesù dice che non sarebbe scomparsa.

Per farvi un esempio dell’importanza di questa piccola lettera, leggiamo Zaccaria 12:10.

Qui leggiamo le parole “guarderanno a me, a colui che hanno trafitto”. Secondo la tradizione ebraica, dato che questo è un chiaro riferimento a Gesù e che sta parlando di Dio, e dato che questo implicherebbe che Gesù sia Dio e che i Giudei come popolo hanno rinnegato il loro Messia, l’unica spiegazione plausibile è che ci sia un errore di qualche copista. Ovviamente non esiste nessun documento che confermi questa teoria, solo il loro rifiuto di accettare Gesù come Messia. Ci sono sette, come i Testimoni di Geova, che avvalorano questa teoria, perché li aiuta a negare che Gesù sia Dio. Ci sono inoltre, purtroppo, molti studiosi biblici che, per avere la stima di accademici e per ingraziarsi gli ebrei, condividono questa teoria, che, come ho già detto, non è avvallata da nessun testo, papiro, testimonianza o altro; è solo basato sulla volontà da parte degli ebrei di negare la deità di Cristo.

Perché parlo di questo brano? Perché la differenza tra “guarderanno a me, colui che hanno trafitto” e “guarderanno a colui che hanno trafitto” è uno iod, o iota; un semplice apostrofo attaccato alla parola che viene tradotta “a”, “verso”.

Quando Gesù parlava in questo brano, stava parlando del fatto che testi come questo, che sono contestati anche per un “apice” o uno “iota”, sarebbero rimasti invariati fino all’eternità futura.

Questo, ovviamente, è un conforto e una responsabilità. È un conforto perché possiamo aver fiducia di tutto ciò che c’è scritto nella Bibbia, ma è anche una responsabilità, perché non possiamo fare come costoro e negare ciò che c’è scritto pensando che questo ci giustifichi davanti a Dio.

Ora voglio farvi notare anche un’altra cosa: Matteo 24:35.

Queste parole furono pronunciate da Gesù alla fine del Suo ministero terreno, prima di essere crocifisso. Questo significa che Gesù ha esteso questa regola anche al Nuovo Testamento.

Un esempio nel nuovo testamento è in 1 Timoteo 3:16.

Qui leggiamo che è non c’era controversia all’epoca nel dire che Dio è stato manifestato in carne in Gesù. Tuttavia, molte Bibbie, tra cui quelle cattoliche e molte Bibbie evangeliche, riportano la parola “colui” al posto di “Dio”.

Per noi sembra una cosa assurda, ma differenza tra queste due parole nel greco antico scritto (con le abbreviazioni) è in realtà una semplice linea all’interno di una lettera, cioè ciò che potremmo definire “un apice” con le parole di Gesù.

Questa variazione è basata su pochi testi di cui si conosce la provenienza settaria e che non concordano tra loro praticamente in nulla tranne che Gesù non è Dio.

Per farvi capire la situazione, è come se gli studiosi fra 1500 anni trovassero quasi 6000 Bibbie e tra queste ci fossero una manciata di Bibbie dei Testimoni di Geova, ma, basandosi su quelle Bibbie, questi studiosi concludessero che i cristiani di oggi credano che Gesù non è Dio e che le altre quasi 6000 Bibbie contengano degli errori di stampa.

Purtroppo questo è un pensiero molto diffuso tra gli studiosi biblici, di cui la maggior parte non sono credenti e quei pochi che lo sono si accordano alla massa per non essere esclusi dal gruppo, essere emarginati e magari non avere i loro libri pubblicati o le loro cattedre alle università. Ovviamente, quei pochi studiosi che si distinguono perché restano fedeli alla Bibbia sono etichettati come estremisti e settari.

Ciò che dobbiamo imparare da questo testo oggi è che le parole che noi leggiamo nella Bibbia sono davvero le parole che Dio ha pronunciato o scritto.

Questo significa che possiamo avere piena fiducia in ciò che leggiamo, senza che venga qualcuno a dirci perché pensa che le cose non stiano così. Possiamo confidare in ogni promessa, in ogni profezia, in ogni parola di conforto, in ogni parola d’amore del nostro Signore.

D’altra parte ci pone anche sotto una responsabilità. Questo è ciò che non vogliono molte persone.

Esattamente come i Giudei non accettano quel versetto di cui abbiamo parlato prima solo perché va contro le loro convinzioni, al giorno d’oggi succede lo stesso con molti brani anche del Nuovo Testamento.

Quando la Bibbia dice che l’omosessualità è peccato, quando dice di mantenersi puri, quando dice che ci sono dei ruoli nella famiglia, quando dice che chi non crede è condannato, che la salvezza è solo per grazia mediante la fede, tutte queste cose e molte altre sono diventate argomento di discussione e di contestazione nel mondo, e la colpa è proprio di quei cristiani che, per cercare di compiacere il mondo, scendono a compromessi sulla fedeltà e la preservazione della Bibbia.

3)   Le conseguenze

Ora dobbiamo parlare delle conseguenze di quando un cristiano fa dei compromessi per compiacere il mondo.

Al versetto 19 leggiamo che, quando un cristiano non è fedele ed insegna ad altri a non essere fedeli ci sono delle conseguenze.

La cosa interessante è che non parla di condanna o di inferno in questi versetti, come invece farà in altri che non riguardano i cristiani.

Infatti l’inferno non è per i cristiani e, sebbene un cristiano possa peccare e perfino predicare cose sbagliate che portano altri a peccare, l’inferno non è tra le conseguenze che un qualsiasi cristiano affronterà.

Qui, però, leggiamo che queste cose non sono affatto prive di conseguenze.

Dobbiamo imparare che c’è un’eredità che il Signore vuole condividere con noi e ci sono dei premi che il Signore vuole darci.

La vita eterna è un dono che non dipende da nulla di ciò abbiamo fatto o faremo, ma i premi e l’eredità, invece, quelli sì che dipendono da noi.

1 Corinzi 3:12-17

Si può essere salvati e non avere alcun premio. Si può essere salvati ed essere uno dei minimi nel regno dei cieli.

Conclusione

Oggi abbiamo scoperto il valore della legge che, di fatto, non è mai servita a salvare, ma solo a puntare a Cristo. Da parte nostra, dobbiamo imparare a dare valore alle parole di Dio. Così come amiamo ogni promessa ed ogni parola di incoraggiamento e di conforto o d’amore del Signore, dobbiamo imparare ad amare e prestare attenzione anche a quelle cose che non ci piacciono. La tentazione, molte volte, è quella di trovare spiegazioni alternative, traduzioni alternative, teologi che la pensano diversamente, qualcuno, insomma, che possa darci ragione e possa dare una spiegazione plausibile a ciò che riconosciamo chiaramente come un peccato o comunque qualcosa che andrebbe fatta diversamente. Non lasciamoci trascinare dall’emotività e non lasciamoci influenzare dal nostro peccato. Non dobbiamo trovare una via di mezzo tra ciò che pensa la società e ciò che dice la Bibbia. Non c’è e non ci sarà mai un punto d’incontro, perché il dio di questo mondo non è Gesù, ma Satana, come dice la Bibbia. Dobbiamo ricordarci che ci saranno delle conseguenze. La nostra salvezza è certa, ma ricordiamoci che la nostra eredità e i nostri premi non lo sono. Se insegniamo qualcosa di sbagliato o trasmettiamo con il nostro comportamento o il nostro linguaggio un messaggio sbagliato, da sale e luce della terra diventiamo gli ultimi nel regno dei cieli. Tocca a noi scegliere e se scegliamo di stare con il Dio della Bibbia, dobbiamo anche accettare il Suo libro in maniera completa, soprattutto quando non ci piace. Ricordiamoci che se non siamo d’accordo con Dio, non è Lui ad avere torto e se non siamo d’accordo con ciò che leggiamo nella Bibbia, non è la Bibbia a dover cambiare, come da sempre fanno le sette, ma siamo noi. Quando la Bibbia mi dice di non fare una cosa o di farne un’altra, non devo cercare delle eccezioni per disubbidire alla Bibbia o trovare spiegazioni alternative, ma devo umiliarmi e scegliere di ubbidire, perché la Bibbia è Parola di Dio e ubbidire alla Bibbia significa ubbidire a Dio.

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