La Trasfigurazione di Gesù
27/10/2024
Matteo 17:1-13
Uno degli eventi chiave della vita di Gesù è quello che è conosciuto come “la Trasfigurazione”.
Questo evento è molto significativo dal punto di vista profetico, ma è anche un evento importante per ciò che noi possiamo imparare da esso.
Matteo 17:1-13
1. Il contesto
Prima di esaminare i dettagli di questo brano, voglio aprire una piccola parentesi su contesto.
C’è un’affermazione al versetto precedente (Matteo 16:28) che lasciata a sé non avrebbe senso.
Infatti sarebbe una profezia inadempiuta se non collegassimo i due brani.
Lo stesso brano che abbiamo letto esordisce con l’espressione “Sei giorni dopo”, ma dobbiamo porci sempre questa domanda: Dopo cosa?
Una regola importante di quando si studia la Bibbia è quella di prendere nota di queste espressioni e cercare la cosa o la persona a cui fa riferimento.
Nel nostro caso è proprio riferito a queste parole di Gesù che troviamo nel versetto precedente.
Ora, però, possiamo rispondere alla domanda e scoprire cosa voleva dire Gesù con quelle parole.
Le persone che avrebbero visto Gesù in questo modo sono i tre più intimi discepoli, cioè Pietro, che sarebbe stato il primo pastore della chiesa di Gerusalemme, e i due fratelli Giacomo e Giovanni, il discepolo amato.
Costoro ebbero il privilegio di vedere Gesù in una forma diversa. Per quanto tutti noi sappiamo che Gesù era Dio incarnato, all’epoca rivestiva un corpo mortale. Il vedere Gesù in quel modo fu un’opportunità unica riservata a questi tre apostoli.
2. Il significato della trasfigurazione
Ora dobbiamo capire perché il Signore ha voluto mostrarsi in questo modo ai tre apostoli.
Prima di tutto vediamo che ci sono due persone che compaiono accanto a Lui e non a caso queste due persone hanno avuto un incontro personale con Gesù sopra un monte.
Il primo è Mosè. Dopo la fuga dall’Egitto, il popolo si diresse verso il monte Sinai, dove ricevette la legge del Signore.
Nei film ci viene mostrato Mosè che sale sul monte ed ascolta la legge da solo, mentre il popolo commette idolatria in sua assenza, ma in realtà il popolo era ai piedi del monte ed ascoltò insieme a Mosè la legge. Dopo di questo avvenimento, Mosè salì sul monte insieme a degli anziani del popolo che videro Dio nella Sua gloria e Colui che videro era Gesù. Mosè poi andò incontro a Dio che lo istruì sul da farsi, mentre gli anziani tornarono dal popolo.
Esodo 24:9-11
Il secondo incontro sul monte ci viene raccontato nella storia di Elia, che si diresse verso un altro monte, il monte Horeb, per parlare con Dio. Qui abbiamo una rivelazione diversa di Dio, perché Dio si presenta ad Elia in modo pacifico. Mentre il popolo vide la gloria di Dio ai piedi del Sinai e ne fu spaventato, Elia trova la pace di Dio. Ciò ci mostra che, anche se Dio è glorioso e giustamente incute il timore che Gli è dovuto, Lui è Colui che ci dà la pace. Vedremo più in là come questo è vero in Gesù.
1 Re 19:9-13
Ora veniamo ad un terzo monte, di cui la Bibbia tace il nome. Visto che parla di un monte alto e loro si trovavano nei pressi di Cesarea di Filippo, il monte che si ritiene essere più probabilmente il monte della trasfigurazione è il monte Hermon. Questo spiega anche il riferimento al candore come neve, dato che questi avvenimenti si stavano verificando prima della Pasqua, quindi in inverno, e sull’Hermon in quel periodo si può trovare neve.
Qui i tre apostoli vedono la gloria di Gesù e la rivelazione che Egli è il Figlio di Dio ed il Messia promesso, il Re d’Israele.
Ci sono, però, alcune particolarità che notiamo qui rispetto ad altre manifestazioni gloriose di Gesù nel Nuovo Testamento.
In Apocalisse 1:13-16 Giovanni ci descrive Gesù in veste di Sommo Sacerdote e con una tale gloria da incutere timore. Successivamente vediamo Gesù in veste di Re dei re scendere dal cielo come l’Agnello Sacrificato, con la veste intinta di sangue (Apocalisse 19:11-13).
Sul monte, invece, lo vediamo prima del Suo sacrificio e quindi nella Sua purezza, come l’Agnello senza macchia preparato per il sacrificio.
3. Mosè ed Elia
Al di là degli incontri sui monti, per quale ragione vediamo Mosè ed Elia comparire e discutere con il Signore su ciò che stava per accadere?
Mosè è l’autore del Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia, quelli che hanno messo le basi per tutte le rivelazioni future e che definivano la vita sociale, politica e religiosa d’Israele. Elia, invece, è rappresentativo dei profeti e ci viene anche annunciata il suo ritorno prima della venuta del Messia.
Gesù chiarisce ai Suoi discepoli che l’Elia che doveva venire prima di Lui era Giovanni Battista. Tuttavia al versetto 11 Gesù parla della venuta di Elia come qualcosa che deve ancora avvenire. Questo ci fa capire che esistono due Elia: il primo è Giovanni il Battista che ha preceduto la Sua Prima Venuta (Primo Avvento), il secondo è il profeta Elia dell’Antico Testamento che precederà il Suo ritorno alla Seconda Venuta (Secondo Avvento).
Quando avverranno queste cose?
Apocalisse 11:3-6
Giovanni non ci rivela il nome dei due testimoni, ma qui vediamo comparire proprio questi due e leggiamo le parole di Gesù che annunciava il ritorno di Elia.
Non è sorprendente questo ed è anche significativo che Elia sia stato preso in cielo in un carro di fuoco, mentre Mosè, dopo la Sua morte sia stato sepolto da Dio stesso ed il Suo corpo conteso da Michele e Satana.
Inoltre, questi due sono rappresentativi di Legge e Profeti, che è l’espressione che a volte viene usata negli Evangeli per indicare la Bibbia di allora, e questo sarà particolarmente significativo ed efficace nei confronti del popolo d’Israele durante la Tribolazione.
C’è anche da aggiungere che le piaghe descritte in Apocalisse, con le quali questi due testimoni combatteranno gli oppositori, ricordano da vicino le piaghe che costoro avevano afflitto ai loro oppositori.
Infine, ci sono alcuni che dicono che si tratti di Enoch ed Elia, perché questi due non sono morti, ma sono stati rapiti in cielo. In realtà Enoch è figura del nostro rapimento (e coloro che tra noi saranno rapiti non vedranno mai la morte) ed è scritto esplicitamente che il Signore lo prese perché non vedesse la morte (Ebrei 11:5), quindi sarebbe assurdo che venga rimandato sulla terra per morire.
4. Applicazioni
Dopo aver a lungo parlato delle particolarità e delle sfumature che questo testo ci offre, vorrei spendere delle parole su ciò che noi possiamo imparare ed applicare da questo testo.
Al v. 5 il Padre parla dalla nuvola ai discepoli dicendo loro: «Questi è il mio amato Figlio, in cui mi sono compiaciuto: ascoltatelo!»
Tutti noi vorremmo piacere a Dio è non esiste un modo diverso da questo: imitare Gesù.
Gesù è il nostro Maestro e come tale ha insegnato, ed insegna ancora oggi, attraverso le Sue parole e le Sue azioni.
Il Maestro deve essere seguito dal discepolo non solo per ascoltare ciò che dice, ma anche per imparare i Suoi modi di fare.
In questo Gesù è per noi innanzitutto un esempio di vita e poi il punto di riferimento per ogni insegnamento della Bibbia.
Non è un caso che noi stiamo studiando la vita di Gesù.
Come dicevamo, Gesù è un esempio da seguire e questo lo troviamo detto esplicitamente, ad esempio, in questi due brani:
1 Corinzi 11:1; Filippesi 2:5-11
Se vogliamo piacere a Dio, dobbiamo imparare a comportarci come Colui nel Quale il Padre si è compiaciuto, cioè Gesù Cristo, il Figlio di Dio e nostro Maestro e Signore. Dobbiamo imparare ad imitare la Sua condotta, ma anche il Suo modo di approcciare le cose, la Sua volontà, i Suoi sentimenti, il Suo modo di pensare.
L’esempio di Gesù è l’esempio di Qualcuno che è stato totalmente ubbidiente al Padre fino alla morte sacrificale sulla croce, senza mai peccare.
Dio non ci chiede di morire per i peccati di qualcuno, nemmeno per i nostri, ma ci chiede ubbidienza e disponibilità al sacrificio.
Quando queste due qualità si trovano in noi, Dio userà il nostro servizio e ci premierà innalzandoci ad un rango elevato nel cielo.
Poca ubbidienza significa non compiacere il Padre e, quindi, accontentarsi di essere a mala pena salvati.
Oltre all’esempio pratico, abbiamo molte parole di Gesù scritte per noi, senza contare che, come dice Lui, tutta la Bibbia parla di Gesù.
Dalle Sue parole, però, possiamo imparare:
- Come pregare
- Come amarsi gli uni gli altri
- Cosa significhi amare
- Che bisogna servire di più gli altri se si vuole primeggiare
- Che dobbiamo perdonare sempre
- Che dobbiamo sopportare le ingiustizie, i soprusi, le prove, ecc.
- Che dobbiamo avere il cuore rivolto verso il cielo
Queste e molte altre cose le impariamo dalle parole di Gesù.
Abbiamo inoltre delle grandi promesse tra le quali le seguenti:
- Lui è il Buon Pastore che ci condurrà nella nostra vita e ci proteggerà
- Se andiamo a Lui quando abbiamo qualsiasi afflizione o problema, Lui ci darà riposo
- Lui dà la pace vera
- Se noi diamo la priorità al regno di Dio e alla Sua giustizia, Lui si prenderà cura di ogni nostra necessità
- Lui intercede per noi e risponde alle nostre preghiere
Queste e molte altre cose le troviamo proprio nelle parole di Gesù
Conclusione
Per quanto sia interessante sapere le varie peculiarità riguardo a Mosè ed Elia e tutte le altre cose che abbiamo visto oggi, c’è una cosa che voglio che si fissi bene nella vostra mente e cioè le parole del Padre. Se vuoi piacere a Dio, se vuoi avere una vita ricca di benedizioni, una vita in cui vivi e sperimenti ogni giorno la presenza di Dio, una vita in cui preghi e Dio ti risponde, hai bisogno di qualcosa e Dio te la dà, se vuoi avere una vita abbondante già da questa terra la parola che devi imparare è “Ascoltatelo!”. Tu dici che ami Dio, dici che Gesù è il tuo Signore ed il tuo Maestro, dici di essere cristiano, ricorda una cosa: non è a me che devi piacere, ma a Dio, e se vuoi davvero piacere a Dio devi imparare da Gesù e ubbidire a quest’unica parola, quest’unico comandamento del Padre: Ascoltatelo!

