Il Fanciullo “Epilettico”

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Il Fanciullo “Epilettico”

03/11/2024

Marco 9:14-29

Quando Gesù scese dal monte della trasfigurazione, incontrò delle persone che lo stavano aspettando.

Infatti, in Sua assenza, si era già radunata la folla ai piedi del monte e vi erano degli scribi in mezzo alla gente che avevano una discussione accesa con i discepoli rimasti ai piedi del monte.

Oggi vedremo non solo cosa era successo, ma anche cosa fece il Signore e soprattutto cosa possiamo imparare da questo episodio.

Marco 9:14-29

1.   Il fallimento dei discepoli

La prima cosa che notiamo è che Gesù, al ritorno dal monte, trova una situazione molto animata.

Un uomo aveva portato suo figlio da Gesù perché lo guarisse, ma, non avendolo trovato, si rivolse ai discepoli. Questi ultimi, dopo diversi tentativi, non riuscirono a liberare il ragazzo.

Questo diede agli scribi il pretesto per accendere una discussione davanti alla folla nel tentativo di far sfigurare Gesù attraverso il fallimento dei Suoi discepoli.

Anche il padre del ragazzo, come vedremo, si scoraggiò ed iniziò a pensare che questi miracoli non fossero veri.

Prima di andare oltre voglio soffermarmi un attimo su questa questione.

È vero che gli scribi nella loro malvagità, non potendo attaccare Gesù sulla Sua dottrina, cercarono di attaccarlo in altri modi e perfino, come in questo caso, indirettamente; tuttavia i discepoli non si erano dimostrati all’altezza della situazione nonostante erano da più di tre anni con Gesù ed erano stati formati ed equipaggiati per queste situazioni.

Gesù aveva loro dato il potere di scacciare demoni e compiere ogni sorta di miracoli e loro erano capaci di compiere quest’opera senza di Lui, anzi si sarebbe rivelata una prova che erano finalmente pronti a compiere l’opera per la quale erano stati chiamati.

Nel nostro caso, però, gli scribi, che erano alla ricerca di un pretesto, colsero la palla al balzo e approfittarono di questo per istigare la folla contro Gesù e i Suoi discepoli.

Molti ne furono scandalizzati, tra cui il padre del fanciullo, e Gesù dovette rimediare.

Anche noi dobbiamo stare attenti a quelle persone che cercano di fermarci e ostacolarci. Spesso sono in agguato, pronti ad accusarci di qualsiasi cosa per bloccare l’opera che il Signore svolge attraverso di noi.

Al di là del metodo, c’era un grave problema nel cuore dei discepoli in cui possiamo cadere anche noi e che fu il vero problema alla base del loro fallimento.

Fra un po’ vedremo di cosa si tratta.

2.   La sfida

Possiamo solo immaginare quale fosse la discussione tra gli scribi e i discepoli, ma le parole del padre del ragazzo ci lasciano immaginare che gli scribi accusassero i discepoli di non essere in grado di compiere i miracoli per i quali erano famosi e che neanche Gesù lo fosse.

Nel nostro brano vediamo che il padre era scoraggiato.

Al versetto 17 non parla al presente, cioè non dice “Ti ho portato mio figlio affinché tu lo guarisca”, ma al passato (“Ti avevo portato… ma…”).

Non avendo trovato Gesù, l’uomo si rivolse ai discepoli di Gesù senza ottenere il risultato sperato.

Inoltre vediamo che il ragazzo non era più lì, vicino al padre, perché Gesù chiede che gli si porti il ragazzo.

Quando Gesù gli chiede spiegazioni su cosa succedeva al ragazzo, l’uomo, rivolgendosi a Gesù, disse “se tu puoi”.

Ora, dalla conversazione traspare non solo una mancanza di fede, che era dovuta sicuramente allo scoraggiamento instillatogli dagli scribi, ma perfino una sorta di sfida.

Ora mi spiego meglio. Qui non vediamo l’umiltà tipica delle persone che Gesù ha guarito, né una fede nelle capacità di Gesù. Al versetto 18, infatti, non dice di aver “chiesto” ai Suoi discepoli, ma di averglielo “detto”.

La richiesta dell’uomo era una vera e propria pretesa.

Inoltre l’espressione “Se tu puoi” potrebbe sembrare dovuta semplicemente allo scoraggiamento, ma la risposta di Gesù ci fa chiarezza.

Gesù usa la sua stessa espressione contro di lui. L’uomo aveva detto a Gesù di compiere il miracolo se fosse stato in grado, ma Gesù dice all’uomo di avere fede se fosse stato in grado.

Gesù, in poche parole, sta mettendo l’uomo nelle giuste condizioni. Il miracolo non doveva essere una dimostrazione di potenza, solo per mettersi in mostra, né doveva essere in risposta ad una sfida.

Gesù fa rendere conto all’uomo che non era Lui ad essere andato dall’uomo, ma il contrario, e che non stava mostrando né umiltà, né fede.

Ecco perché si rivolge all’uomo dicendogli “Se tu puoi credere…”.

Dio risponde a chi si rivolge a Lui con umiltà e con fede.

Al versetto 24, infatti, vediamo che l’atteggiamento del padre cambia. Lui si umilia davanti a Gesù e riconosce di essere stato incredulo, ma anche di credere che Gesù era in grado di farlo.

Dopo questo, Gesù libera il ragazzo.

Fra poco vedremo cosa possiamo imparare da questo, ma prima voglio vedere cosa dice Gesù ai Suoi discepoli in privato.

3.   La mancanza di fede dei discepoli

I discepoli chiedono a Gesù perché non fossero stati capaci di fare loro quel miracolo e Gesù dice loro che il motivo era la loro incredulità.

In questo brano apprendiamo che digiuno e preghiera hanno il potere di allontanare anche quei demoni ostici, in grado di resistere alla presenza dei figli di Dio.

La preghiera, ovviamente, deve essere fatta, come abbiamo visto poco sopra, con umiltà e fede.

È curioso che tutti i cosiddetti esorcisti e tutti i predicatori che affermano di poter scacciare i demoni lo fanno cercando di comandare ai demoni, di imporsi su di loro (“Io ti comando…”), mentre Gesù dice di rivolgerci a Lui con digiuno e preghiera affinché sia Lui a usare la Sua autorità per liberare dal demone.

Ora, sicuramente possiamo usare questo principio nel caso avessimo un indemoniato davanti a noi, ma credo che possiamo applicare questo concetto in maniera più ampia.

Infatti noi combattiamo contro il mondo spirituale di continuo nella nostra vita, sia per la nostra santificazione personale, sia per le prove, sia per l’evangelizzazione, sia per ogni altra cosa che ha effetti sul mondo spirituale.

In tutte queste cose dobbiamo imparare che la preghiera è la nostra arma più potente, perché muove Dio, ma Dio risponde all’umiltà e alla fede. Il digiuno è uno strumento per umiliare la nostra carne ed aiutarci a concentrarci su ciò che è spirituale.

Quindi digiuno e preghiera può essere un metodo efficace per ogni battaglia spirituale ci troviamo ad affrontare.

A conclusione del discorso con i discepoli, Gesù annuncia di nuovo la Sua morte e resurrezione che sarebbe avvenuta di lì a poco.

Luca, però, ci rivela che loro non capivano cosa volesse dire Gesù e avevano paura di chiedere. Questo ci rivela che i credenti dell’Antico Patto, compresi i discepoli, spesso non sapevano che il Messia sarebbe dovuto morire per i nostri peccati e risorgere.

Applicazione e conclusione

Ora vediamo praticamente ciò che questo brano vuole insegnarci. Gesù dice ai discepoli che se avessero avuto fede ed avessero detto al monte di spostarsi in quel momento, ciò sarebbe stato fatto. Nessuno di loro, però, decide di farlo. Sono convinto che se uno di loro l’avesse fatto, oggi vedremmo quel monte spostato.

Questo non significa che se abbiamo fede possiamo comandare ai monti di spostarsi. Gesù l’aveva detto loro in quel momento, non a chiunque in qualunque tempo. Tuttavia dobbiamo imparare una lezione importante: Quando Gesù ci dice di fare una cosa o ci promette qualcosa, noi dobbiamo avere fede e mettere in pratica ciò che Lui ci ha detto. Ha detto che verrà a prenderci e ci crediamo. Ha detto che ci ha dato la vita eterna e ci crediamo. Ha detto che Lui si prende cura delle Sue pecore, ma spesso lo mettiamo in dubbio. Ha detto che se cerchiamo prima il regno e la giustizia di Dio, Lui si prenderà cura delle nostre necessità, ma spesso non ci crediamo. Ha detto che per portare frutto dobbiamo essere in comunione con Lui, ma non sempre lo facciamo. Ha detto che se chiediamo con fede nel Suo nome, Lui risponderà alle nostre preghiere, ma poi dubitiamo. Ci sono tantissimi esempi in cui ci chiede di fare molto meno che dire ad una montagna di spostarsi, eppure noi non abbiamo fede. Ne basterebbe poca, quanto un granello di senape, ma noi spesso non ne abbiamo. Poi ci chiediamo come mai il Signore non risponde alle nostre richieste. Forse non andiamo come il padre di questo ragazzo a “dire” al Signore cosa fare anziché chiedergli di farlo, ma la fede è essenziale se vogliamo che Lui risponda alle nostre preghiere.

Anche l’umiltà è una cosa importante. Spesso pensiamo che le cose ci siano dovute, che il Signore sia in debito con noi perché abbiamo fatto qualcosa per Lui o semplicemente perché siamo così “speciali” da meritarci le cose. Dovremmo imparare a fare come quest’uomo, che gridò con lacrime perché il Signore lo aiutasse. È vero, all’inizio dubitava del Signore, ma dopo lo ha implorato.

Quando il Signore pronunciò le parole del v. 19, non ce l’aveva solo con gli scribi o con quell’uomo, ma ce l’aveva anche con i Suoi discepoli, che si erano dimostrati increduli quanto gli altri. Tanta era la frustrazione del Signore che parla di sopportazione. La mia domanda per me stesso, e ti chiedo di rivolgerla anche a te stesso, è: quante volte il Signore ha pensato di me “fino a quando lo sopporterò”? Quante volte mi sono dimostrato incredulo? Forse anch’io dovrei dire spesso nelle mie preghiere “sovvieni alla mia incredulità”. Forse anch’io dovrei imparare ad esaminare me stesso e rivolgermi a Dio in preghiera con umiltà e con fede. Se necessario con lacrime e con digiuni, ma comunque con umiltà e con fede. Infondo basta avere fede quanto un granello di senape. Basterebbe credere davvero a quello che il Signore ci dice e metterlo in pratica nella mia vita.

Oggi vorrei che le parole del v. 23 risuonino nella nostra mente. Non è il Signore che deve essere capace, siamo noi a dover essere capaci ad avere fede, ma se abbiamo fede, nulla di tutto ciò che il Signore ci ha promesso nella Bibbia sarà impossibile per noi; nulla ci sarà negato. Ora tocca a me e a te. Queste sono le parole di Gesù: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

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