Perché Parli Loro in Parabole?

  • Autore dell'articolo:
  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Perché Parli Loro in Parabole?

30/06/2024

Matteo 13:1-17

Come abbiamo detto domenica scorsa, oggi parleremo della bestemmia dei farisei, ma sarà solo una parte di ciò che vedremo oggi.

Infatti, ciò che voglio vedere con voi è perché Gesù ad un certo punto iniziò a parlare in parabole.

La bestemmia dei farisei fu solo uno dei motivi, ma ne vedremo altri e spiegheremo qual era l’obiettivo di Gesù nel parlare in maniera così oscura per le masse.

Matteo 13:1-17

1)   La Bestemmia dei farisei

La prima cosa che ha portato Gesù a cambiare modo di approcciarsi alle persone fu la diceria che i farisei misero in giro riguardo alla fonte del Suo potere.

I miracoli di Gesù erano innegabili e le persone davano gloria a Dio per ciò che accadeva.

I farisei e gli scribi erano invidiosi della fama di Gesù, perché la gente cercava Lui e perché il Suo modo d’insegnare era autorevole (Matteo 7:28-29).

Inoltre vedevano che pubblicani e peccatori di ogni genere si convertivano e seguivano Gesù, come l’apostolo Matteo, che abbiamo già visto, o Maria Maddalena (Luca 8:1-3).

I primi approcci dei farisei nel cercare di controllare Gesù erano falliti.

Avevano provato ad accusarlo di violare il sabato, ma avevano fatto una magra figura, come abbiamo visto qualche domenica fa.

Un altro tentativo lo fecero con il digiuno, quando cercarono di mettere in discussione la Sua moralità perché i Suoi discepoli non digiunavano (Marco2:18-22).

Cercarono di far leva su di Lui usando Giovanni e i suoi discepoli, paragonando i Suoi discepoli a quelli di Giovanni, alludendo al fatto che Giovanni e i suoi discepoli, dei quali Gesù aveva parlato molto bene, praticassero qualcosa di buono che Gesù e i Suoi discepoli non praticavano.

Dato che i tentativi di controllarlo e costringerlo a seguire la loro tradizione avevano fallito miseramente, i farisei cercarono di fermarlo con la calunnia che la fonte di tutti i Suoi miracoli fosse Satana, non Dio.

Marco 3:20-30

Ciò che rendeva grave la loro bestemmia era che non potevano negare i miracoli, né confutare i Suoi insegnamenti, sapevano che queste cose venivano da Dio (Giovanni 3:2) e invece di dare gloria a Dio e riconoscere che Lui era il Messia promesso, andavano in giro a dire che era Satana ad operare i miracoli, macchiandosi così di bestemmia contro lo Spirito Santo, che era l’autore dei miracoli.

Gesù disse di loro queste parole: Matteo 23:13.

La gravità del loro peccato aveva come conseguenza che le persone non credessero in Gesù, perché molti si fidavano degli scribi e credettero alle loro parole, anziché credere in Gesù.

2)   Le città impenitenti

Questa diceria ebbe delle gravi ripercussioni: Matteo 11:20-24.

Gesù aveva fatto molti miracoli e c’erano delle città in cui aveva compiuto la maggior parte delle opere potenti, ciononostante non si ravvidero.

Per capire la gravità di questo, dobbiamo pensare che nonostante fossero stati testimoni delle opere di Gesù, gli abitanti di queste città credettero alla diceria dei farisei piuttosto che in Colui che aveva guarito, ad esempio, un fratello o un cugino o comunque una persona a loro vicina.

Loro avevano visto storpi, ciechi, indemoniati e malati di ogni genere entrare nelle loro città e uscire sani.

Loro avevano ascoltato Gesù predicare apertamente, avevano ascoltato i Suoi discorsi, avevano ascoltato le Sue risposte.

Dopo tutto questo, però, non si erano pentite, non avevano accolto Gesù come messia.

Gesù le paragona anche a delle città delle quali si conosceva bene la storia e soprattutto la fine, come Tiro e Sidone, dicendo che loro si sarebbero ravvedute se avessero assistito alle opere di Gesù.

Il rimprovero più grande, però, spettò a Capernaum. Gesù si era trasferito lì già da un po’, fin dall’inizio del Suo ministero, e le persone avevano visto Gesù crescere in fama e le Sue opere potenti ogni giorno.

Avrebbero dovuto riconoscere che Gesù, Dio incarnato, stava abitando in mezzo a loro, e avrebbero dovuto pregarlo di rimanere con loro, di diventare il loro re.

Invece, nonostante tutto, Capernaum non si ravvide e Gesù li paragona a Sodoma, l’esempio di città peggiore della storia, dicendo che, se loro avessero visto Gesù compiere le opere che aveva compiuto a Capernaum, la vallata si sarebbe salvata e avrebbe perdurato fino ai giorni in cui Lui venne.

Queste città avrebbero dovuto essere un esempio positivo, non uno negativo.

Aggiungiamo, quindi, alla calunnia dei farisei, il fatto che queste città rigettarono Gesù e inizieremo a capire cosa stava succedendo.

3)   Il segno di Giona

Se da una parte gli scribi e i farisei non accettarono Gesù e dall’altra queste città furono l’esempio di incredulità, la conseguenza di questa influenza negativa e testimonianza negativa portò tutti gli altri a dubitare di Gesù e chiedere un altro segno, uno inconfutabile che Lui fosse il Messia.

Proviamo ad immaginare un attimo: i lebbrosi erano guariti, gli storpi camminavano, i ciechi vedevano, i sordi udivano, gli indemoniati erano liberati, i peccatori si convertivano e cambiavano vita, i morti resuscitavano, tutte cose che per Giovanni Battista furono la prova innegabile che Lui fosse il Re promesso ad Israele, ma per loro non bastava.

Quale fu la risposta di Gesù? Cercò di impressionarli con qualche nuovo miracolo?

Matteo 12:38-45

Gesù iniziò ad annunciare la Sua morte e resurrezione prendendo Giona come esempio.

Giona rimase tre giorni nel ventre del pesce prima di tornare alla vita sulla terra ferma. Non è chiaro cosa fosse successo di Giona durante quei tre giorni, se fosse morto o meno, ma una cosa è chiara, cioè che Gesù stava loro dicendo che l’unico segno avrebbe dato loro sarebbe stata la Sua resurrezione dai morti.

Quindi Gesù si rifiutò ancora una volta di ubbidire alle loro richieste.

Qual era dunque il messaggio che Gesù raccolse dalla loro reazione? Il messaggio era chiaramente che loro non lo volevano come Messia.

4)   Il segreto messianico

Questo ci porta alla reazione di Gesù della quale abbiamo letto all’inizio, vale a dire che Gesù iniziò a predicare in parabole.

Molte volte ho sentito dire che Gesù predicasse in parabole per rendere gli insegnamenti più semplici o per rendere comprensibili realtà spirituali complicate.

In realtà dobbiamo sempre cercare nella Bibbia le spiegazioni e lasciare parlare la Bibbia quando ci dice qualcosa.

In questo caso la domanda che viene fatta a Gesù è proprio sul motivo per cui predicava in parabole, quindi non dobbiamo cercare di capirlo o indovinarlo.

Ciò che dobbiamo fare è credere alle parole di Gesù, senza girarci intorno.

Gesù disse esplicitamente che i Suoi insegnamenti erano per i Suoi discepoli, non per gli increduli.

Infatti disse che parlava in parabole proprio perché, nonostante udissero, non capissero ciò che Gesù voleva dire.

Quindi il motivo non era rendere più chiaro, ma oscurare i Suoi insegnamenti e il motivo di tale oscuramento era che loro avevano indurito il loro cuore e chiuso i loro orecchi.

Ora, però, sorge un’altra domanda, e cioè, perché mai Gesù disse che non voleva che loro si convertissero? Forse Gesù davvero sceglie chi salvare e chi no?

Intanto non dobbiamo confonderci con il calvinismo, perché i calvinisti dicono che gli esseri umani non possono capire o non vogliono credere all’evangelo per natura.

Quindi non ci sarebbe alcun bisogno di oscurare l’evangelo, perché comunque non ci crederebbero, secondo loro.

Se Gesù aveva bisogno di oscurare i Suoi insegnamenti era proprio perché potevano scegliere di credere.

Allora perché Gesù non voleva che credessero? In realtà non era uno stato assoluto, cioè Gesù non aveva deciso che loro rimanessero senza credere, altrimenti non ci sarebbero state le 3000 conversioni il giorno di Pentecoste e le 5000 nel corso dei mesi successivi.

Gesù disse questo: Giovanni 12:31-32.

L’obiettivo, quindi, era quello di attirare tutti, ma solo dopo la Sua morte e resurrezione.

Infatti: 1 Corinzi 2:7-8.

Dato che lo avevano rigettato, Dio usò la loro ribellione per portare avanti il piano di redenzione.

Se Gesù avesse continuato a parlare esplicitamente e le migliaia di convertiti, tra i quali alcuni del sinedrio ed alcuni sacerdoti, si fossero aggiunte al numero dei suoi discepoli, sarebbe stato impossibile crocifiggere Gesù e Lui non sarebbe diventato “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.

Tuttavia, dopo la Sua resurrezione, questo velo fu tolto e la possibilità di salvezza fu estesa a tutto il mondo.

Gesù nascose il Suo insegnamento proprio perché le persone potevano convertirsi, ma non era ancora il momento perché non era ancora stato crocifisso e quei ribelli avrebbero dovuto gridare a Pilato “Crocifiggilo!”

Prima di andare oltre, però, dobbiamo dire che, anche se gli insegnamenti erano velati attraverso le parabole per i ribelli, Gesù spiegava tutto in privato ai Suoi discepoli (Marco 4:34).

Dio, quindi, non ci lascia mai nell’ignoranza. Inoltre ci ha dato lo Spirito Santo che ci spiega la Scrittura di cui Lui stesso è l’Autore.

Applicazione e conclusione

Cosa possiamo imparare da questo? In Romani 9:19-23 leggiamo che ci sono dei ribelli che Dio sopporta ed usa nella loro ribellione per l’avanzamento del Suo piano ed il bene di coloro che sono fedeli. Approfondiremo questo passo quando studieremo la Lettera ai Romani, ma per ora prendiamo il concetto ed impariamo il principio. Come possiamo applicarlo alla nostra vita? La questione è questa: Dio ha un piano per noi e vuole farci dei vasi ad onore per un buon servizio. Tuttavia, così come la pasta quando si guasta nelle mani del vasaio, questi è obbligato ad usare quella stessa pasta per un vaso di qualità inferiore e quindi per un utilizzo non onorevole, lo stesso vale per Dio. Lui è il Vasaio per eccellenza e noi siamo la pasta nelle Sue mani. Quando ci ribelliamo guastiamo la pasta e Dio non può più utilizzarci per il piano che aveva per noi, come i farisei dei quali Gesù dice che avevano rigettato il disegno di Dio per loro non facendosi battezzare da Giovanni e non seguendo Gesù.

Ciò che fece la differenza tra la folla che ascoltava le parabole e non le capiva e che poi gridò “Crocifiggilo!”, e i discepoli di Gesù, ai quali Lui spiegava ogni cosa e gli vennero affidate grandi cose, fu solo il fatto che, mentre i discepoli credettero in Gesù e lo seguirono, gli altri credettero alle calunnie su Gesù e lo rifiutarono. Ciò che farà la differenza nella tua vita tra l’essere un vaso ad onore utile al servizio del padrone ed essere un vaso a disonore è la tua fedeltà al Signore.

La scelta è tua. Prendi una decisione e impegnati con Dio ad essergli fedele e credere in Lui non solo per la tua salvezza, ma per tutta la tua vita.

2 Timoteo 2:20-21

 

Lascia un commento