Le Due Ambasciate

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Le Due Ambasciate

23/06/2024

Luca 7:18-35

Abbiamo visto che la fama di Gesù si spargeva per tutto Israele e molti iniziarono a seguirlo e a portare i loro malati.

Questo spinse Gesù a nominare apostoli dodici dei Suoi discepoli e a dare loro la capacità di guarire e di scacciare demoni.

Oggi vedremo cosa fecero delle persone che conoscevano Gesù ed anche la differenza tra di esse.

Parleremo, infatti, di due ambasciate: da una parte i discepoli di Giovanni mandati da Giovanni stesso e dall’altra Maria e i fratelli di Gesù in rappresentanza di tutti i Suoi parenti.

Luca 7:18-35

1)   Il contesto

Prima di esaminare le due ambasciate vorrei dare ancora una volta il quadro storico che precede questi eventi e che portò a quello che esamineremo oggi.

Il capitolo 7 di Luca inizia con un centurione che cerca Gesù affinché guarisca il suo servo malato.

Quell’uomo era molto conosciuto e stimato, e aveva sentito parlare di Gesù, perché la Sua fama cresceva.

Allora andarono da Lui degli anziani della sinagoga a pregare Gesù di seguirli e guarire quel servo, perché il centurione aveva costruito loro la sinagoga.

Le loro parole lasciavano trasparire che gli anziani sapessero che Gesù aveva davvero il potere di guarire e si rendevano conto che stavano chiedendogli di soccorrere un Romano (Luca 7:4-5).

Quando Gesù si avvia per andare a casa del centurione, incontrò degli amici del centurione che portavano il suo messaggio (Luca 7:6-8).

Il centurione riconobbe l’autorità di Gesù, di cui abbiamo parlato le scorse domeniche, e dimostrò una grande fede (Luca 7:9).

Il servo fu guarito e, proprio perché il centurione era una persona molto stimata e perché la guarigione era avvenuta al semplice comando di Gesù, anche se a distanza, questo evento contribuì a far crescere ancora di più la Sua fama.

Il giorno seguente Gesù si recò a Nain, con i Suoi discepoli ed una grande folla che lo seguiva.

Trovò un corteo funebre che portavano un giovane morto, figlio unico di una vedova.

All’epoca non c’era pensione o cose del genere e le vedove erano assistite dai figli. La morte del figlio unico fu una doppia tragedia per la vedova, che si vide privata non solo del suo unico figlio, ma anche dell’unica persona che si sarebbe preso cura di lei per gli anni che le restavano.

Gesù si avvicinò al morto e lo restituì vivo a sua madre.

Questo miracolo fu la prova inequivocabile di chi fosse veramente Gesù e accrebbe la Sua fama in maniera esponenziale (Luca 7:16-17).

2)   I discepoli di Giovanni Battista

Questo ci porta alla prima delle due ambasciate che vedremo oggi.

Giovanni Battista, sentito parlare di queste cose, chiamò due dei suoi discepoli e li mandò a parlare con Gesù per chiedergli conferma che Lui fosse il Re d’Israele promesso.

Nella tradizione ebraica c’era, e c’è tutt’ora, un dibattito sulla figura del Messia. Da una parte si riconoscono le profezie del regno messianico e quindi che il Messia segga sul trono di Davide per regnare da Gerusalemme e ristabilire ogni cosa. Dall’altra c’è una figura messianica di un Messia sofferente, ucciso per i peccati del popolo.

A Giovanni era ben chiaro che Gesù fosse l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Giovanni 1:29). Ciò che si chiedeva era se Gesù fosse o meno il Re d’Israele promesso e che, quindi, ci fossero due Messia, oppure se Lui fosse entrambe le cose.

Alla luce di questo capiamo la domanda di Giovanni e anche la risposta di Gesù, perché da una parte penseremmo che Giovanni avesse perso la sua fede perché era in prigione, mentre dall’altra penseremmo che Gesù non abbia risposto alla sua domanda.

Giovanni vedeva, infatti, che Gesù non era ancora stato immolato per il popolo, né aveva iniziato a cacciare i Romani per sedersi sul trono di Davide. I suoi giorni erano pochi e non aveva ancora visto nulla di queste cose realizzarsi.

La risposta di Gesù rese chiara la situazione a Giovanni: Luca 7:20-23.

I discepoli di Giovanni non avevano solo sentito parlare di Gesù, ma avevano visto Gesù guarire molti malati e perfino resuscitare il figlio della vedova di Nain.

Il fatto che fossero dei testimoni oculari era una dimostrazione per Giovanni che non si trattava di dicerie esagerate a Suo riguardo. Inoltre, il fatto che Gesù facesse queste cose era la dimostrazione che era anche il Re promesso, perché uno dei compiti del Re è quello di ripristinare tutte le cose, in modo che non ci sia più malattia o morte, ma solo benessere per tutti. Questo dimostrava che Gesù era anche il Re promesso, non solo l’Agnello di Dio proprio perché stava operando per dare benessere al popolo, sconfiggendo perfino la morte, e annunciando la venuta del regno promesso al popolo.

Congedati i discepoli di Giovanni, Gesù parla alla folla di chi era Giovanni dicendo di lui che non si trattava di un semplice profeta, ma di colui che avrebbe preparato il popolo e presentato loro il Messia promesso.

Gesù stava praticamente dicendo che Giovanni Battista era “l’Elia” promesso che avrebbe preceduto il Messia e quei discepoli di Giovanni fecero conoscere alla folla che Gesù era quel Messia che Giovanni Battista aveva annunciato.

Qui troviamo anche qualcosa di particolare: Luca 7:29-30.

Queste parole che lo Spirito Santo ha fatto scrivere ci rivelano due cose.

La prima cosa è che il piano di Dio per gli scribi ed i farisei non era che tradissero ed uccidessero Gesù, ma che lo accogliessero e lo riconoscessero come Messia. Dio sapeva che cosa avrebbero fatto, ovviamente, ma il Suo desiderio non era che queste persone si macchiassero del sangue del Figlio di Dio, ma che entrassero nel regno promesso ai loro antenati e a loro.

Tuttavia furono loro a rigettare Gesù, non il contrario. Questo ci fa capire altre due cose, e cioè che Dio non aveva predestinato queste persone per la perdizione, né che le avesse escluse dalla salvezza (un sofismo che molti intellettuali calvinisti usano per negare la conclusione logica che Dio scelga chi salvare e chi condannare all’inferno per l’eternità e che non ci sia niente che queste persone possano fare); inoltre l’offerta che Gesù aveva fatto del regno messianico era genuina e loro avrebbero potuto accettarla se avessero voluto, ma si sono rifiutati, diventando lo strumento che Dio ha usato per portare a compimento le profezie riguardo alla morte e alla resurrezione di Gesù per la salvezza di tutti gli uomini.

Queste cose ci torneranno utili quando studieremo la Lettera ai Romani.

La seconda cosa che capiamo da questi versetti è il significato del versetto 35.

I figli a cui si riferiva Gesù erano tutti quei peccatori, anche i più emarginati come prostitute e pubblicani, che all’udire Giovanni Battista e poi Gesù si erano convertiti, abbandonando la loro vita di peccato.

Quindi il versetto 29 spiega il versetto 35.

3)   La famiglia di Gesù

La fama di Gesù, ovviamente, non ebbe solo riscontri positivi, ma purtroppo anche negativi.

Come successe con Giovanni Battista, anche con Gesù, i peccatori si convertivano, mentre i religiosi diventavano sempre più ostili.

Nel tentativo di mitigare l’effetto che i miracoli di Gesù avevano sul popolo, i farisei iniziarono a dire che questo veniva da Satana.

Qui troviamo il brano in cui Gesù parla della bestemmia contro lo Spirito Santo, perché che Lui fosse il Messia era innegabile e i miracoli lo attestavano, per questo i farisei pensarono che, attribuendo quei miracoli a Satana anziché a Dio, avrebbero messo il popolo contro Gesù.

Così facendo, però, si macchiarono di bestemmia contro lo Spirito Santo, perché tutti sapevano, compresi loro, che era lo Spirito Santo a compiere quei miracoli.

Questo fu un momento di svolta nell’approccio di Gesù con loro e con la folla, ma torneremo su questo domenica prossima.

Tuttavia, questa diceria arrivò alle orecchie della famiglia di Gesù.

Marco 3:21

All’udire queste cose, Sua madre, Maria, insieme con i Suoi fratelli si recarono da Lui per farlo rinsavire.

Qui vediamo un grande assente, Giuseppe. La Bibbia non ci spiega cosa avvenne di lui, ma la mia teoria è che fosse morto poco prima che Gesù si recasse da Giovanni Battista per essere battezzato e iniziare il Suo ministero, lasciando l’attività di falegname.

Quando aveva 12 anni, infatti, Gesù rimase al tempio da solo, in mezzo ai rabbini, mentre i Suoi genitori (anche se Giuseppe era solo il padre adottivo) si erano allontanati. Quando lo ritrovarono, Gesù tornò con loro e Luca ci dice questo: Luca 2:51.

Questo ci dice che Gesù fu sottomesso loro e Giuseppe era il capofamiglia. Una volta morto Giuseppe, Gesù divenne il capofamiglia e non aveva più qualcuno in autorità su di Lui. Quindi era libero di lasciare il lavoro di falegname per dedicarsi al ministero o, come disse Lui a Maria quando aveva 12 anni, per “attendere alle cose del Padre mio” (Luca 2:49).

Non essendoci Giuseppe e non essendo Maria il capofamiglia, il tentativo di fermare Gesù richiese l’intervento dei fratelli di Gesù, in modo che gli altri uomini della famiglia potessero in qualche modo prevalere sull’autorità del capofamiglia attuale, cioè Gesù.

Questo passo ci mostra l’incredulità della Sua famiglia. Benché Maria avesse avuto molte dimostrazioni, non era ancora tra le donne che seguivano Gesù. Rivedremo Maria più avanti nella vita di Gesù, ma in questo momento Maria non era con Lui e va con i suoi figli a cercare di fermare Gesù. Di fatto, in questo caso, Maria aveva peccato, il che è una dimostrazione che non fosse senza peccato come affermano i cattolici. Non che fosse una donna immorale, ma semplicemente era una donna pia, che amava Dio, ma aveva le sue cadute, come tutti noi.

Questa seconda ambasciata, però, non viene accolta in maniera positiva da Gesù. Mentre nel caso di Giovanni, Gesù ricevette i suoi discepoli, rispose alle loro domande e poi elogiò Giovanni, nel caso della Sua famiglia si rifiutò di ricevere persino Sua madre dichiarando che la Sua famiglia erano i Suoi discepoli, non loro.

Il motivo era la loro l’incredulità. Maria sarà una delle donne che troveremo vicino a Gesù nel momento della Sua morte, mentre i Suoi fratelli crederanno solo dopo la Sua resurrezione, quando Gesù apparve a Suo fratello Giacomo, autore anche della lettera che porta il suo nome. Giuda, un altro dei fratelli, scrisse l’ultima lettera che troviamo prima del libro di Apocalisse. Quanto agli altri fratelli e alle Sue sorelle non abbiamo notizia, ma non c’è motivo di credere che non fossero credenti, solo non lo erano in questo momento.

Gesù, quindi, stimava la Sua chiesa come la Sua vera famiglia, più importante di quella di sangue, e questo deve essere per noi una lezione molto importante, perché i legami di sangue esistono solo per questa vita, mentre il legame spirituale che ci lega ai nostri fratelli e sorelle in Cristo è eterno.

Conclusione

Questi due episodi ci mostrano uno scorcio della vita di Gesù in cui la Sua fama portò ad alcuni ad avere una fede incrollabile, mentre scatenò l’opposizione di altri che iniziarono a calunniare Gesù mettendo in giro voci secondo le quali fosse un malfattore. Questo istigò anche una reazione negativa nella Sua famiglia.

2 Timoteo 3:12

Una lezione importante che possiamo trarre da questi brani è che, quando siamo fedeli, purtroppo ci saranno persone che si opporranno a noi. Magari tra di esse ci saranno anche persone a cui vogliamo bene. Dobbiamo aspettarci reazioni positive e negative. Non possiamo accontentare tutti e non siamo tenuti a farlo. Ciò che dobbiamo fare è essere fedeli. Inoltre, dobbiamo imparare il valore dei legami terreni. Per quanto possiamo voler bene alla nostra famiglia di sangue, dobbiamo imparare a considerare la chiesa come la nostra vera famiglia. Il legame eterno che ci lega ai fratelli e sorelle in Cristo deve venire prima del legame di sangue. Impariamo da Gesù, che è il nostro Maestro. Infine, ricordiamoci che Dio ha dei piani per noi e vuole il meglio per noi, ma ci lascia una scelta, così come l’aveva data ai farisei e agli scribi del tempo. Non dobbiamo imparare a fare come loro e vanificare il piano di Dio per noi con la nostra infedeltà. Non importa quanto religiosi siamo, ciò che conta è il nostro cuore. Dobbiamo ubbidire alla Sua chiamata e non respingere il disegno di Dio per noi.

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