La Nuova Legge

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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La Nuova Legge

26/05/2024

Matteo 7:1-12

Gesù, dopo averci istruito a guardare al cielo e alle cose celesti, dà una serie di istruzioni che sono dei veri e propri comandamenti.

Come abbiamo visto in precedenza, Gesù non inizia con una serie di cose da fare o non fare, ma ora, alla fine del Suo discorso, ci spiega qual è la legge del Nuovo Testamento, qual è la nuova legge.

Matteo 7:1-12

1)   Non giudicate

In questo brano Gesù ci dà una serie di nuove istruzioni.

Mentre prima aveva fatto un paragone tra la legge e la tradizione, con la legge del Nuovo Testamento, quindi dando delle istruzioni paragonabili alla legge di Mosè, in questo caso dà delle nuove istruzioni che non troviamo nella legge.

Il primo comandamento che troviamo è quello di non giudicare.

Dobbiamo tuttavia spiegare bene questo brano per evitare di cadere nell’estremo sbagliato.

Benché Gesù esordisca con il secco “Non giudicate”, provvede poi a spiegare cosa intende.

Ciò che Gesù dice è che il metro di giudizio che usiamo verso gli altri sarà lo stesso che sarà applicato nei nostri confronti.

Infatti Gesù prosegue parlando della pagliuzza e della trave.

Ora, dobbiamo immaginare la cosa. Una pagliuzza, in prospettiva, può essere molto piccola o molto grande, ma è sempre la stessa pagliuzza. Se vedessi una pagliuzza su di un tavolo o addosso a qualcuno, la vedrei molto piccola. Se invece la vedessi sul mio naso o sulla lente dei miei occhiali sarebbe molto grande. La pagliuzza è la stessa. Un uomo ha una pagliuzza in un occhio e agli altri è evidente che si tratti di una pagliuzza. Se un altro uomo si proponesse di aiutarlo ed avesse anche lui una pagliuzza uguale nell’occhio, sarebbe una scena ridicola, perché entrambi hanno lo stesso problema. Tuttavia, agli occhi di quegli uomini, la pagliuzza avrebbe dimensioni di una trave nel loro occhio. Gesù, quindi, sta dicendo: “Se ti proponessi di aiutare qualcuno a togliere un peccato nella sua vita e tu avessi lo stesso peccato, non saresti mai in grado di aiutarlo; rimuovi prima il tuo peccato e poi sarai in grado di aiutare l’altro a rimuovere il suo”.

Queste due cose sono collegate, perché ci insegnano a non giudicare qualcuno per qualcosa che noi stessi facciamo.

Gesù vuole che noi prima impariamo a togliere di mezzo un certo peccato; poi, dato che noi siamo riusciti ad eliminarlo, saremo in grado di vedere il peccato dell’altro e giudicarlo, ma qui impariamo anche un’altra lezione: il giudizio non è per la condanna.

Gesù, infatti, parla di togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro. Ciò ci fa capire che il nostro giudicare il peccato dell’altro serve ad aiutarlo ad uscirne, non ad ergerci a giudici.

Il nostro giudizio, quindi, non deve essere ipocrita e deve servire a spingerci ad aiutare l’altra persona.

Noi, infatti, non siamo chiamati a non giudicare, ma a giudicare senza ipocrisia.

1 Corinzi 2:15; 6:2-3

Quando noi facciamo distinzione tra bene e male, quando prendiamo le distanze da persone che vivono dissolutamente o nell’illegalità, quando scegliamo le nostre amicizie, noi dobbiamo giudicare e di fatto giudichiamo. Ciò che dobbiamo imparare a fare, quindi, come abbiamo detto, non è non giudicare affatto, ma giudicare senza ipocrisia e, quando vediamo il fratello nel peccato, cercare di aiutarlo.

Un’altra cosa che aggiunge Gesù è di evitare di dare ciò che è santo ai cani e dare le nostre perle ai porci.

Anche questo si collega con il giudizio.

Se infatti c’è la possibilità di togliere la pagliuzza al fratello, dall’altra parte ci sono persone impure (cani) e persone che vivono apertamente nel peccato (porci).

Ciò che dice Gesù riguardo a queste persone è di non dare loro le cose sante, di non cercare di aiutarli o parlargli della Parola di Dio, perché da una parte non capirebbero e quindi non cambierebbero, mentre dall’altra si rivolterebbero contro di noi per farci del male.

Ora la domanda è: come faccio a riconoscere i cani e i porci se non giudicandoli? Gesù dice che questo giudizio è importante, perché queste persone potrebbero rivoltarsi contro di noi e farci del male.

Ancora una volta abbiamo visto che Gesù non intendeva dire di non giudicare affatto, ma di giudicare giustamente, per essere in grado di riconoscere i cani e i porci.

2)   Chiedete, cercate, bussate

Un’altra istruzione che troviamo qui riguarda la preghiera.

Gesù esorta le persone a pregare. Chi chiede riceve, quindi chi non chiede non si aspetti di ricevere; chi cerca trova, quindi se una persona non cerca Dio, Dio non si manifesta; sarà aperto a chi bussa, ma chi non bussa resterà davanti ad una porta chiusa.

Il dubbio di molte persone è che Dio sia tanto lontano e che quindi è inutile rivolgersi a Lui, non ascolterebbe, oppure si volterebbe dall’altra parte perché Lui è santo e noi no.

Ricordiamoci che Gesù aveva già detto che Dio è nostro Padre ed aveva già insegnato a rivolgersi a Lui come “Padre nostro”.

Alla luce di queste cose diventa chiaro perché si rivolge ai Suoi uditori chiedendo chi darebbe a suo figlio una pietra al posto di un pane o un serpente al posto di un pesce.

Noi siamo malvagi, come dice Gesù stesso, eppure ci prendiamo cura dei nostri figli, li ascoltiamo e diamo loro ciò che riteniamo giusto e buono.

Dio è nostro Padre e per questo Lui ci ascolta, si prende cura di noi e ci dà ciò che per noi è giusto e buono, fino a darci lo Spirito Santo.

Nessun padre umano può darci tanto, ecco perché dobbiamo imparare ad avere fede in Dio. Nelle scorse domeniche abbiamo visto che Lui sa quello di cui abbiamo bisogno prima ancora che noi gliele chiediamo e qui ci rassicura dicendoci che quando chiediamo riceviamo.

Dio è buono e generoso e si prenderà cura di noi meglio di qualsiasi padre umano.

3)   La “regola d’oro”

Chiudiamo questo brano con il versetto 12.

Questa è la cosiddetta “regola d’oro”. Il problema è che spesso si sente una versione diversa di queste parole di Gesù.

Ciò che, infatti, spesso ascoltiamo e leggiamo è “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

Questa, per quanto possa essere piena di buone intenzioni, non corrisponde alle parole di Gesù.

La differenza è sostanziale: questa è passiva, mentre le parole del versetto 12 sono attive.

Non fare ciò che è sbagliato è solo metà dell’equazione. L’altra metà è attiva ed è fare ciò che è giusto.

Gesù, quindi, non ci sta comandando di non fare, ma di fare.

Invece di guardarci intorno passivi, pensando cosa mi offenderebbe e cercando di evitare di farlo agli altri, Gesù ci dice di pensare e agire.

Dobbiamo riflettere e chiederci: Cosa vorrei per me, come vorrei che si rivolgesse a me quella persona, come vorrei che si comportasse o parlasse? Questo è il modo in cui dobbiamo comportarci noi verso quella persona.

In pratica, non dobbiamo metterci nei nostri panni, pensare cosa non ci piace e di conseguenza evitare di fare agli altri ciò che ci offenderebbe. Dobbiamo invece immedesimarci nell’altra persona e pensare cosa le piacerebbe che facciamo per lei. Invece di pensare di non dover dire una certa parola per non offendere, dobbiamo pensare a cosa dire all’altra persona per edificarla.

La verità è che è più facile evitare di fare la cosa sbagliata che fare la cosa giusta, eppure, dice Gesù, questa è l’essenza della Legge e dei Profeti, che era un modo di dire per indicare la Bibbia.

Fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi è l’essenza dell’insegnamento biblico e noi dobbiamo imparare a praticarlo.

Conclusione

Tirando le somme, dobbiamo imparare a giudicare senza ipocrisia e che quando giudichiamo, dobbiamo farlo per aiutare, non per condannare. Dobbiamo anche imparare ad avere fiducia in Dio, che è nostro Padre e si prende cura di noi, e di conseguenza rivolgerci a Lui in preghiera per chiedere ciò di cui abbiamo bisogno per poterlo ricevere. Infine, dobbiamo imparare a fare agli altri ciò che sappiamo ci farebbe piacere, perché in questo modo seguiremmo l’insegnamento biblico.

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