Il “Secondo Segno” di Gesù
03/03/2024
Giovanni 4:43-54
La scorsa volta abbiamo visto che Gesù si stava dirigendo in Galilea e passò per la Samaria.
Il Samaria incontrò una donna e si trattenne nella città di Sichar per due giorni.
Una volta ripartito, Gesù si dirige nuovamente verso la Galilea e precisamente, come vedremo, si ferma nella città di Cana, la stessa dove aveva compiuto il Suo primo miracolo.
Giovanni 4:43-54
1) I “Segni”
Prima di proseguire con il racconto, vorrei notare una particolarità dell’evangelo secondo Giovanni.
A differenza degli altri evangeli, infatti, non vediamo innumerevoli miracoli, magari raccontati in rapida successione, ma Giovanni si concentra su alcuni particolari miracoli, che lui chiama “segni”.
La parola “segno”, quindi, non dobbiamo interpretarla come un semplice miracolo, ma si tratta di miracoli volti ad insegnare qualcosa sulla Persona e sull’opera di Gesù.
Nel primo caso abbiamo visto che Gesù dimostrò di essere il Creatore, trasformando l’acqua in vino.
In questo caso il segno mostra l’autorità di Gesù.
Infatti Gesù non si incammina per andare dal figlio del funzionario.
In altre occasioni, come vedremo, Gesù si avviò verso la casa della persona che lo chiamava.
Nel caso di Iairo, che vedremo più in là, Lui andò fino a casa di quell’uomo.
Nel caso del centurione, fu il centurione a dirgli di non andare a casa sua, ma di comandare che il servo fosse guarito.
In questo caso, invece, il Signore stesso, dopo aver rimproverato tutti per la loro incredulità, manda via questo funzionario dicendogli che suo figlio era guarito.
Questo ci dimostra che Gesù ha davvero l’autorità per compiere qualsiasi cosa.
A volte si vedono online cosiddetti predicatori che comandano alle malattie di andare via, comandano guarigioni e grandi cose, come qui cosiddetti “apostoli” che si sono riuniti durante il lockdown per scacciare il covid.
Queste sono le persone che recano danno alla fede, perché sono quelli famosi, che hanno chiese enormi e soldi incalcolabili e, secondo lo standard del mondo, questo significa che loro sono i predicatori di successo e quindi i rappresentanti del cristianesimo.
Vedono il cosiddetto “cristianesimo” fallire per mano dei suoi rappresentanti più “illustri” e quindi concludono che il cristianesimo sia solo una truffa, come quegli uomini.
Come vedremo alla fine di questo sermone, noi non siamo affatto chiamati a compiere segni e prodigi.
Questo viene definito da Giovanni il secondo “segno” di Gesù, anche se aveva già compiuto altri miracoli a Gerusalemme.
2) Se non vedete
Al v. 48 Gesù rimprovera i Galilei perché volevano vedere segni e prodigi.
Giovanni ci dice che loro erano stati a Gerusalemme ed avevano già visto Gesù operare miracoli e avevano sentito la Sua predicazione, ma, nonostante ciò, ancora cercavano segni da parte di Gesù.
La scorsa volta abbiamo visto il contrasto con i samaritani, che invece credettero a Gesù per le Sue parole, senza vedere alcun miracolo.
Inoltre, proprio perché erano isolati dagli Israeliti, loro non erano stati a Gerusalemme, quindi per loro la visita di Gesù fu una vera e propria novità.
Nel corso di due soli giorni molti furono salvati tra quelli che il popolo odiava, mentre dopo mesi di predicazione da parte di Giovanni e qualche settimana di ministero di Gesù, in Giudea solo pochi furono salvati.
Qui vedremo che finalmente il secondo segno fu utile per la salvezza di alcune persone, ma molti di coloro che vi assistettero rimasero ancora una volta indifferenti sia alla predicazione che all’opera di Gesù.
La chiave del nostro rapporto con Dio è la fede: Ebrei 11:6.
3) Fede significa ubbidienza
Tornando al funzionario, qui vediamo che quest’uomo va a chiedere che Cristo guarisca suo figlio.
In questo caso Gesù acconsente alla richiesta, ma solo dopo una dimostrazione di fede.
Infatti leggiamo che Gesù manda via quell’uomo dicendogli che il figlio era in vita, cioè stava bene.
La cosa interessante è la risposta dell’uomo.
Probabilmente noi ci saremmo arrabbiati se, ad esempio, un dottore, difronte ad una richiesta di aiuto, avesse detto: “Va’, tuo figlio vive”.
Quest’uomo, invece, crede alle parole di Gesù ed agisce.
Quello che voglio che impariamo oggi è che la fede genuina, quella vera, agisce.
La vera fede porta all’ubbidienza.
Lì erano presenti molte persone e probabilmente alcuni di quella regione, che erano stati a Gerusalemme, erano tra quelli che credettero superficialmente (Giovanni 2:23-25).
Quest’uomo, però, dimostrò la sua fede ubbidendo al comando di Gesù e, quando tornò a casa, ebbe solo la conferma di ciò che era successo.
Il risultato fu che tutta la casa del funzionario, quindi compresa la servitù, credettero in Gesù.
La vera fede è quella che produce un’azione da parte nostra.
Giacomo intendeva proprio questo: Giacomo 2:14-26.
Al versetto 18, infatti, Giacomo lancia una sfida, quella di dimostrare la fede senza le opere, mentre lui non avrebbe parlato di fede, avrebbe agito in conseguenza di essa.
I due esempi che Giacomo porta hanno molto in comune con quello che fece questo funzionario.
Infatti, sia Abrahamo che Rahab dimostrarono di avere fede genuina mettendo la fede all’opera.
Ora, quello che è importante capire è che le opere non salvano, perché non siamo salvati per opere ma per fede. Tuttavia le opere sono la dimostrazione esteriore di un cambiamento interiore operato dalla fede.
Efesini 2:8-10
Siamo salvati per fede, come abbiamo letto, ma il Signore vuole che compiamo delle opere che Lui stesso ha preparato per noi.
Tito 2:14
Le nostre opere, quindi, non aggiungono e non tolgono nulla alla nostra salvezza, ma una fede genuina produce opere.
Questo funzionario decise di ubbidire al Signore perché credette nelle Sue parole.
4) I segni oggi
Prima di chiudere vorrei trattare un altro aspetto di questa storia.
Gesù operava molti segni e prodigi e anche i Suoi apostoli lo facevano.
Questo ha fatto pensare che anche noi dovremmo compiere o quantomeno vedere certe manifestazioni anche oggi.
1 Corinzi 1:21-29
Dio inizialmente diede molti segni ai Giudei, ma questo non li fece ravvedere.
Qui leggiamo che i Giudei sono quelli che chiedono dei segni, ma cosa dice riguardo a noi?
Certo, parlando dei Gentili si parla di “sapienza” e cercare questo ha portato molti cristiani a desiderare titoli e onori accademici, ma spesso al prezzo di molti compromessi.
Tuttavia, in entrambi i casi non otteniamo nulla. I segni non sono serviti a quelli che li videro, tranne rari casi, né la sapienza è finora servita a chi l’ha udita.
Ciò che salva le anime è la predicazione dell’evangelo.
Non cadiamo nella tentazione di ricercare segni e prodigi, come molti fanno in altre denominazioni, né quella di cercare l’approvazione dei cosiddetti “studiosi”.
Ciò che conta è la fede e noi dobbiamo predicare l’evangelo per permettere alle persone di avere fede, di venire a Gesù.
Conclusione
La mia esortazione di oggi, per tutti noi, è quella di prendere come esempio quest’uomo.
Noi diciamo di avere fede in Cristo, ma dobbiamo porci una domanda: Stiamo ubbidendo a Cristo?
La fede produce azione. La fede genuina, quella vera, è accompagnata dalle opere. Come ho detto, le opere non ci servono per essere salvati, ma questo non deve essere una scusa per non operare, perché abbiamo letto che siamo stati creati per questo. Le nostre opere, quindi sono una parte importante della vita cristiana e Gesù si aspetta che siamo zelanti nelle buone opere.
La scelta è tua: Tu cosa farai?

