Religiosità Ostentata e Fede Genuina

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Religiosità Ostentata e Fede Genuina

05/05/2024

Matteo 6:1-6

La scorsa volta abbiamo visto come Gesù paragonava la legge e la tradizione antica alla legge del Nuovo Testamento e come quest’ultima è superiore grazie alla nuova nascita.

Infatti abbiamo visto che deriva dalla nuova natura, è un’esternazione della nuova natura interiore.

Abbiamo inoltre imparato che per Dio l’interiore conta di più dell’esteriore.

Oggi vedremo la differenza tra ciò che viene dall’interiore e ciò che ricerca l’apparenza esteriore

Matteo 6:1-6

1)   Elemosine

Gesù inizia questa parte del Suo sermone mettendo a contrasto due elementi della vita cristiana: il dare e la preghiera.

Il motivo per cui usa questi Due elementi è perché sono il nostro modo di interagire con Dio.

Da una parte c’è il dare, privarci di qualcosa per darla a Dio per il servizio o per i poveri; dall’altra c’è la nostra preghiera.

Più avanti Gesù darà anche istruzioni su come pregare, ma qui vediamo ciò che dice sull’atteggiamento.

Gesù, infatti, dice che la cosa importante non è che tu faccia queste cose, ma cosa ti spinge a farle.

Il principio, in entrambi i casi, è quello di mettersi in mostra per ricevere la lode degli uomini, invece che farlo per Dio.

Iniziamo dalle elemosine. Gesù fa un severo avvertimento dicendo “Guardati da…”.

Gesù rimprovera l’atteggiamento di coloro che facevano elemosina in modo da essere guardati da tutti.

Al tempo di Gesù, le persone ricche scambiavano il loro denaro con monete di poco valore, in modo da avere sacchi più grandi e pesanti. Dopo di ciò, andavano al tempio, dove si consegnava il denaro per le offerte, e “facevano suonare la tromba davanti a loro”. Infatti il luogo destinato a ricevere denaro era costruito con un sistema per evitare il furto, che era composto da una sorta di tubo di stoffa dove veniva lasciato cadere il denaro, che poi andava nella cassa delle offerte. I ricchi facevano questi grossi sacchetti in modo che entrassero a fatica e la frizione dell’aria produceva un suono “di tromba”. Più forte era il modo di infilare il sacco, più forte era il sacco. Quando si sentiva quel suono, tutti capivano che il sacco era pieno e si voltavano a vedere chi fosse la persona che aveva messo tanto denaro nella cassetta. Così il ricco veniva ammirato da tutti per la sua “generosità”.

Gesù dice, semplicemente, che, dato che questo era lo scopo di tale donazione, quello era già da considerarsi il premio per quella azione.

Tante volte si vedono grandi manifestazioni per dire a tutti quanti soldi sono stati donati per una certa causa. Tante volte si vedono grandi “magnati” e “filantropi” che donano grandi somme di denaro ed escono anche sui telegiornali. Altre volte vediamo qualche VIP cha fa da “ambasciatore” per qualche causa e va in giro a parlarne, in tutti i canali TV, nelle piazze e nei teatri, tra un palcoscenico e l’altro.

Ora la ragione è ovvia, perché vediamo quanto si mettano in mostra per queste cose, ma dobbiamo chiederci: Io perché faccio le cose che faccio? Perché sto dando questo? Cosa me ne viene?

Quando abbiamo un tornaconto personale in ciò che facciamo, abbiamo già avuto la nostra ricompensa.

Tornando al brano, come posso applicarlo alla mia situazione?

Quando noi diamo qualcosa, cosa succede? Cerchiamo gli altri per avere il loro sguardo su di noi? Li chiamiamo per informarli che stiamo dando o abbiamo dato qualcosa? In poche parole, facciamo rumore? Facciamo squillare la tromba?

Se stiamo cercando l’attenzione degli uomini per avere la loro lode o la loro approvazione, vuol dire che la nostra attenzione è verso di loro, non verso di Dio, quindi non ci stiamo facendo un tesoro in cielo.

Gesù dice che il nostro obiettivo deve essere quello di compiacere il Padre.

Quando facciamo qualcosa nel segreto, l’unica Persona che ci vede è Dio, quindi questo significa che non siamo interessati all’attenzione degli uomini, ma a quella di Dio.

C’è una piccola parola che, quando sento citare a memoria questo verso, non ho mai sentito, cioè “pubblicamente”.

Significa che noi facciamo qualcosa in segreto per avere un premio da Dio, che ce lo darà pubblicamente.

La domanda è “quando”? Quando il Signore ci darà questi premi?

A volte Dio può dare dei “tesori” terreni, perché Lui è il padrone di tutto, ma non è quello a cui si riferisce Gesù.

Infatti più avanti inviterà proprio ad accumulare tesori celesti.

L’esortazione che ci viene rivolta è quella di dare nel segreto, in modo che solo Dio ci veda, allora varrà la pena dare.

2)   Preghiere

La prossima volta vedremo come pregare, questa volta parleremo del nostro atteggiamento nella preghiera.

In maniera del tutto simile al dare, anche le nostre preghiere devono essere fatte con criterio.

La cameretta a cui fa riferimento Gesù era una piccola stanza interna alla casa, dove di solito venivano posti gli oggetti più preziosi per essere nascosti dai ladri, che altrimenti avrebbero potuto semplicemente rimuovere un paio di mattoni esterni per entrare in casa e derubare tutto ciò che sarebbero riusciti a rubare.

Gesù fa riferimento a questo, non alla cameretta di un quadrilocale, perché le case dell’epoca erano piccole e spesso i bambini dormivano nello stesso letto dei genitori.

Gesù sta dicendo ai Suoi uditori che si sarebbero dovuti nascondere dagli sguardi della gente per pregare.

Il contrasto era con l’usanza di pregare con lunghe ed elaborate preghiere in pubblico, in modo più visibile possibile.

Ora, questo non significa che non bisogni pregare pubblicamente, altrimenti non potremmo pregare quando siamo insieme, ma che quando la preghiera diventa uno spettacolo e gli uditori diventano degli spettatori, i loro applausi sono il meritato premio per la performance.

La preghiera è una cosa molto importante per Dio, ma, proprio per questo, tende a dare un’impressione di santità a chi la esercita.

Qui entra in ballo il narcisismo dell’essere umano, che cerca sempre l’approvazione, gli applausi e i complimenti delle persone.

Infatti, proprio perché le persone che si dedicano alla preghiera sono viste come spiritualmente superiori, molti usano la preghiera per elevare sé stessi e farsi belli agli occhi degli altri.

Questo accadeva all’epoca di Gesù e accade ancora oggi.

Noi dobbiamo vegliare che questo non accada a noi stessi e alla nostra chiesa.

Gesù chiama quelle persone degli ipocriti. Un’ipocrita, non è altri che un attore. Quindi, Gesù stava appunto paragonando queste persone ad attori di scena che recitano la loro parte per prendersi gli applausi delle persone dopo aver dato spettacolo.

La preghiera non è un modo per dare spettacolo, ma è un modo per comunicare con Dio.

Gesù spiega, quindi, che anche costoro possono ricevere un premio, una ricompensa da Dio, mentre chi si rifiuta e continua a dare spettacolo, ha già avuto il suo premio.

Conclusione

In questa sezione Gesù affronta due temi importanti per un cristiano, il donare e il pregare. In entrambi i casi ci mette in guardia dal fare queste cose per compiacere gli uomini. Ogni cosa che facciamo, deve compiacere Dio, non gli uomini. Non ci serve avere l’approvazione degli uomini su ciò che facciamo, né dobbiamo temere il loro giudizio. Non abbiamo bisogno di farci vedere fare qualcosa dagli uomini per far loro sapere che lo stiamo facendo. Ciò di cui abbiamo bisogno è sapere che Dio ci premierà, perché ci vede in ogni istante. Quando preghiamo o diamo qualcosa, l’unica cosa che deve preoccuparci è cosa pensa Dio di noi, non ciò che pensano gli altri. Ciò che conta è il cuore, ciò che ci spinge a dare o pregare, non l’atto di per sé. Che il Signore ci mostri come fare la Sua volontà ogni giorno.

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