Gesù Torna da Solo a Gerusalemme
04/08/2024
Giovanni 5:16-18
Se proseguiamo il racconto negli evangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), notiamo che, dopo aver mandato i dodici in missione, Gesù si trova di nuovo in loro compagnia.
Questo significa che questi tre evangeli non ci raccontano ciò che accadde durante quel periodo in cui Gesù rimase solo.
Tuttavia abbiamo l’Evangelo Secondo Giovanni che ci racconta un episodio unico e dal contesto capiamo che è avvenuto proprio mentre i dodici erano impegnati nella loro prima missione
Giovanni 5:16-18
1) Il paralitico di Betesda
Abbiamo letto solo alcuni dei versetti di questo capitolo per introdurre l’argomento, ma in realtà oggi vedremo l’intero capitolo.
Ciò che provocò questa avversione dei Giudei nei confronti di Gesù in questo momento storico fu un altro segno che Gesù compì a Gerusalemme.
Come abbiamo detto tempo fa, i segni sono dei miracoli significativi che puntano alla deità e messianicità di Gesù.
In questo caso si tratta di un paralitico che sedeva vicino ad una piscina di nome Betesda, dove la gente entrava per essere guarita.
Giovanni ci descrive questo luogo dicendo che c’era molta gente che aspettava la discesa di un angelo che avrebbe mosso l’acqua e il primo ad entrare in acqua sarebbe stato guarito.
Gesù va a Gerusalemme e si reca in questo luogo. Nessuno cerca l’aiuto di Gesù, ma Lui prende l’iniziativa.
Attraverso questo miracolo, molti avrebbero dovuto capire chi era Gesù e cercare il Suo aiuto, ma vedremo che questo non avverrà.
Gesù si rivolge ad un uomo che era lì da trentotto anni e non aveva nessuno che lo aiutasse.
Nonostante fosse là da molti anni e molte volte era stato anticipato da qualcun altro, quest’uomo era costante nel tentare di essere guarito.
Il suo desiderio era davvero forte e per questo Gesù si rivolse a Lui e lo guarì ordinandogli di alzarsi.
L’atto di ubbidienza dell’uomo, fu un atto di fede in Gesù, ma poi leggiamo che lui non sapeva neanche chi fosse Gesù.
Tuttavia rispose senza obiettare allo strano comando di Gesù di prendere il proprio lettuccio di sabato ed andare via.
Nella legge era vietato fare lavori ordinari il giorno di sabato, ma in questo caso Gesù non stava chiedendo a quest’uomo un lavoro ordinario.
Quest’uomo, dunque, incontrò dei farisei i quali lo rimproverarono ed ai quali lui obiettò che così gli era stato ordinato dall’uomo che lo aveva guarito.
Alla risposta dell’uomo, questi farisei non rifletterono sull’accaduto, che avrebbe dovuti spingerli ad adorare Dio per la guarigione, mentre loro indagarono su chi fosse l’autore del miracolo, per poterlo ostracizzare ed accusare di un grave peccato, come era ritenuto il lavorare in giorno di sabato.
Questo ci rivela molto sull’ostinazione e l’incredulità di questi giudei, perché a loro non importava come e quante volte Gesù dimostrasse di essere il Messia; loro non Lo volevano come loro Messia.
Più tardi il paralitico incontra Gesù nel tempio e Gesù lo esorta a vivere una vita santa per non subire una sorte peggiore di quello che aveva già vissuto durante quei trentotto anni.
In quel momento anche il paralitico guarito fu messo davanti ad una scelta, cioè seguire Gesù, che lo aveva appena guarito, o schierarsi con i farisei, che volevano ucciderlo.
Quell’uomo si rivolse ai farisei per dire loro che Gesù era Colui che lo aveva guarito, quindi scelse di denunciare Gesù per aver compiuto un miracolo di sabato in modo da sciogliersi dall’accusa di aver violato lui stesso il sabato portando il lettino.
Questo ci dimostra che Dio aiuta anche coloro che non credono in Lui e si dimostrano ingrati verso di Lui. Quanto più mostrerà il Suo amore verso di noi che Lo amiamo e Lo ringraziamo continuamente.
2) Gesù risponde alle accuse
Questo episodio ci dà il contesto delle parole di Gesù che troviamo dal versetto 16 in poi.
In risposta alle accuse di violare il sabato, Gesù dice che il Padre operava fino a quel momento (la guarigione del paralitico ne era la dimostrazione) e per questo anche Lui, come Figlio di Dio, operava.
Questo accese ancora di più l’ira dei giudei, perché Gesù si paragonava al Padre e si dichiarava Figlio di Dio, pari al Padre in essenza.
A questo Gesù rispose rincarando la dose e spiegando chi era Lui in relazione al Padre.
Il versetto 19, spesso usato fuori contesto e citato parzialmente, viene usato dalle sette come i Testimoni di Geova per dire che Gesù non è Dio, mentre tutto ciò che dice è che Gesù non è il Padre.
Infatti in questo versetto troviamo che Gesù dice di non poter fare nulla da Sé, ma non nel senso di non avere capacità.
Infatti prosegue dicendo che fa solo ciò che vede fare al Padre e che Lui è in grado di fare tutto ciò che fa il Padre.
Questo significa che Gesù è tutt’altro che impotente, perché dichiara di avere la stessa potenza del Padre, quindi di essere onnipotente.
Le Sue parole, infatti, servivano a dire ai giudei che Lui non prendeva iniziative, perché stava facendo le opere del Padre, ciò che il Padre Gli aveva mostrato.
Gesù, dunque, riconosce l’autorità e la guida del Padre, e dichiara la Sua sottomissione in qualità di Figlio, ma anche la Sua onnipotenza.
A conferma di ciò, il versetto 20 dice che il Padre mostra al Figlio tutto ciò che fa, non solo una parte, né solo ciò che il Figlio è in grado di fare. Il Padre mostra tutto al Figlio ed il Figlio è in grado di replicare tutto ciò che il Padre fa.
La prova principe, dice Gesù, deve ancora essere rivelata, perché sarà la resurrezione. Così come il Padre resuscita i morti ed ha vita in Sé stesso, allo stesso modo il Figlio ha vita in Sé stesso ed è in grado di resuscitare chiunque Egli voglia.
In pratica, Gesù dichiara che la resurrezione dei morti è stata affidata a Lui e che alla fine sarà Lui a resuscitare tutti.
Lui, con il Suo comando (v. 25) resusciterà tutti i morti, sia i giusti per la resurrezione di vita, sia gli ingiusti per la resurrezione di condanna (v. 28-29).
Questo ci introduce il concetto della prima e della seconda resurrezione, che non sono resurrezioni in ordine cronologico, ma qualitativo. Infatti la prima resurrezione avviene in fasi, la prima delle quali è la resurrezione di Gesù.
1 Corinzi 15:22-24
Apocalisse 20:4-6,11-15
Inoltre, proprio in vista della resurrezione che Lui stesso opererà, il Padre ha dato al Figlio l’autorità di giudicare tutti (v. 22).
Quando leggiamo di Dio che giudicherà tutti, stiamo leggendo di Gesù.
Anche questa era una dichiarazione della Sua deità.
Gesù rivela che tutto questo ha lo scopo di far sì che tutti onorino il Figlio nella stessa maniera in cui onorano il Padre, a riprova del fatto che Gesù è Dio.
Grazie al fatto che Lui resuscita le persone e Lui giudica ogni persona, è Gesù che dà la vita eterna a chi crede (v. 24).
Di nuovo, Gesù ripete di non poter fare nulla da Sé stesso e associa questo al giudizio, che deve essere conforme alla volontà del Padre (v. 30).
Questo ci conferma che Gesù non intende che non può fare nulla perché impotente, ma che non prende iniziative personali indipendenti dalla volontà del Padre.
Dopo questo, Gesù porta all’attenzione una serie di testimoni di chi è Lui:
- Il Padre (v. 31);
- Giovanni Battista (v. 38);
- La Bibbia (v. 39);
- Mosè (vv. 45-47).
Davanti ai miracoli, ai segni (cioè miracoli che dimostravano la Sua messianicità e deità), alle Sue dichiarazioni e ai molti testimoni, l’ostinatezza dei giudei rimaneva nonostante questo andasse a loro danno (v. 40).
Questo ci mostra anche un altro aspetto, cioè che la salvezza dipende dalla propria scelta personale.
Gesù non dice che loro non andavano a Lui per avere la vita eterna perché non erano “eletti”, o perché non erano meritevoli. Loro credevano entrambe le cose di sé stessi. Gesù dice esplicitamente che erano loro a non voler andare da Lui, dichiarando implicitamente che Lui avrebbe voluto dargli la vita eterna, ma erano loro a rifiutarla per scelta personale.
Conclusione
Cosa possiamo imparare da tutto questo? Intanto oggi conosciamo un po’ di più Gesù. Lui non è solo Colui che ha dato la Sua vita per noi, ma è anche l’esempio di Colui che ha seguito la volontà di Dio Padre alla perfezione. Lui, inoltre, è l’onnipotente e possiamo pienamente confidare in Lui. Sarà Lui a resuscitarci; sarà Lui a giudicare il nostro operato ed è Lui che ci assicura la vita eterna perché abbiamo creduto. Lui è degno della nostra lode ed adorazione, perché le Sue opere sono grandi e meravigliose e il Suo amore è tanto grande da aver immolato la Sua vita per noi.
Se c’è una lezione importante da imparare oggi è proprio quella di imparare chi è Gesù e di conseguenza imparare a dargli il posto che merita.
Ci sono tuttavia un paio di piccole lezioni che possiamo imparare oltre a questa, e cioè che non dobbiamo scoraggiarci difronte all’incredulità delle persone. Non è colpa nostra e neanche di Dio. Sono loro a scegliere liberamente di non credere e non c’è nulla che possiamo fare, a volte, per farli rinsavire. Ricordiamoci che molti giudei avevano rifiutato Gesù e perfino cercato di ucciderlo nonostante tutte le cose che aveva fatto per loro. Quindi non scoraggiamoci davanti all’incredulità o il rifiuto, ma perseveriamo nella speranza che qualcosa cambi (2 Timoteo 2:24-26).
La seconda piccola lezione che possiamo imparare è quella di non temere gli uomini e ciò che ci possono fare. Il paralitico era stato guarito da Gesù dopo trentotto anni di sofferenza ed attesa davanti alla piscina di Betesda, però, invece di essere leale a Chi lo aveva guarito e seguire Lui, fu leale agli uomini che non avevano esitato a condannarlo poco prima solo perché portava il suo lettuccio il giorno di sabato. La nostra lealtà deve sempre essere al Signore Gesù, non agli uomini che spesso sono pronti a tradirci e farci del male solo perché non pensiamo come loro o non ci comportiamo come loro.
A chiusura di questo, vorrei innalzare con voi il nostro cuore al Signore usando le parole di adorazione che vengono offerte nel cielo al Signore Gesù: Apocalisse 5:6-14.

