Gesù Cammina sulle Acque

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Gesù Cammina sulle Acque

18/08/2024

Matteo 14:22-36

Oggi vedremo la continuazione di ciò che accadde dopo la prima moltiplicazione dei pani.

Non dobbiamo pensare che questo sia un evento separato e vedremo come quello che accadde in qualche modo riprende l’insegnamento della settimana scorsa.

Matteo 14:22-36

1)   Premessa

L’evento di cui parleremo oggi è noto come Gesù che cammina sulle acque.

È una delle storie più conosciute della Bibbia ed è ritenuta un mito da molti. Tanti prestigiatori cercano di imitare il camminare sulle acque con trucchi moderni.

In realtà lo scopo di tali pratiche è subdolo, perché è volto a creare, nell’immaginario comune, che Gesù fosse una sorta di mago prestigiatore che usava i Suoi trucchi su di una popolazione credulona.

Molti, infatti, reputano che Gesù utilizzasse trucchi per simulare guarigioni e miracoli, così come molti falsi santoni hanno fatto per secoli, per attirare proseliti e approfittare della loro ingenuità.

Ad esempio, la moltiplicazione viene spesso spiegata con Gesù che condiziona le persone della folla a condividere con gli altri quello che avevano e all’improvviso si ebbe un’abbondanza di pane. Le guarigioni vengono spiegate con persone che venivano condizionate a credere di essere guarite, da persone con malattie psichiatriche o neurologiche che venivano scambiati per indemoniati ed erano guariti con una sorta di ipnosi, oppure venivano condizionati ad accettare la loro situazione ed esserne felici, le resurrezioni erano miti o persone in morte apparente che Gesù rianimava, eccetera. Perfino la resurrezione di Gesù viene spiegata con una morte apparente.

Per questo è importante non scendere a compromessi con persone che trovano spiegazioni alternative alla Scrittura o cosiddetti studiosi che cercano testi alternativi e apparenti contraddizioni, e che cercano di negare la paternità degli scritti e le loro date, cercando di spiegare il Nuovo Testamento come una mitizzazione di Gesù evolutasi nel tempo.

Questo racconto è autentico esattamente come ogni parte del Nuovo Testamento in nostro possesso.

C’è una serie di cose che voglio notare con voi e la prima riguarda il Signore stesso, nel Suo ruolo di Maestro.

2)   Gesù e la preghiera

La prima cosa che ci viene raccontata è che, dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù costrinse i Suoi discepoli ad attraversare il Mare di Galilea senza di Lui e congedò la folla.

Il motivo ci viene reso evidente subito dopo.

Gesù si ritirò in disparte per pregare.

La vita di preghiera di Gesù è sempre stata intensa ed esemplare.

Nonostante Gesù sia Dio incarnato, la Seconda Persona della Trinità, Lui aveva bisogno di parlare con il Padre.

Per questo lo vediamo ritirarsi e pregare.

In alcune occasioni di lavoro intenso, lo vediamo addirittura approfittare delle ore notturne per ritirarsi e pregare.

In questo caso voleva stare da solo ed allontanò tutti, persino i Suoi discepoli.

Gesù è il nostro Maestro ed esempio di vita e Lui ci mostra una cosa che tutti noi abbiamo bisogno di fare, soprattutto prima di momenti chiave della nostra vita.

Infatti Gesù pregava di continuo, ma ci sono alcuni momenti in cui vediamo che si fa riferimento diretto alle Sue preghiere e quei momenti precedono sempre momenti importanti nel Suo ministero, come ad esempio la scelta dei dodici apostoli.

Anche noi abbiamo bisogno di tempo e di intimità con il Padre.

Se pensiamo che Gesù aveva bisogno di pregare prima di fare qualcosa di importante, non dobbiamo pensare che noi ne siamo esenti.

Dio risponde alle preghiere fatte con fede e non dobbiamo aspettare di essere con gli altri per poter pregare.

La preghiera comunitaria è molto importante, ma la preghiera personale lo è ancora di più.

A volte è importante appartarsi da tutto e da tutti, e nella propria intimità parlare con il Padre per un lungo periodo di tempo, fino a tarda notte se necessario.

Gesù si appartò dopo aver mandato via tutti e si trattenne con il Padre fino a tarda notte. Noi, con le nostre famiglie e lavori spesso non abbiamo tempo durante il giorno. Cosa significa, che siamo giustificati a non pregare?

L’esempio di Gesù è molto evidente: Se non abbiamo l’occasione o il tempo per pregare, dobbiamo crearcelo noi, non rinunciare.

3)   Un’altra prova di fede

Dopo aver mandato via i Suoi discepoli ed essersi trattenuto in preghiera, i discepoli si trovano in difficoltà senza di Lui e una tempesta li blocca a poca distanza dalla riva.

Tutti i loro sforzi, senza Gesù, risultano vani, eppure erano pescatori professionisti, quindi conoscevano quelle acque fin da bambini.

Se qualcuno avrebbe dovuto conoscere cosa fare, quelli sarebbero stati loro, eppure non riuscivano ad avanzare.

Gesù, finito di pregare, inizia ad attraversare il mare a piedi, camminando sull’acqua e, una volta raggiunti, continua a camminare per superarli (Marco 6:48).

Nel vederlo temettero che qualcuno avesse ucciso Gesù durante la loro assenza e che quindi fosse solo un fantasma.

Questo purtroppo è anche indice di quanto le superstizioni pagane avessero influenzato i giudei dell’epoca, perché nella Bibbia non esistono fantasmi.

Al momento della morte, gli spiriti dei defunti non vagano in giro, ma vengono trasportati al luogo del loro riposo in attesa della resurrezione dei giusti o degli ingiusti (Luca 16:22-23).

Gesù li rassicurò dicendo loro di essere Lui in persona, vivo e non morto.

All’udire Gesù leggiamo di Pietro che Gli chiede di ordinargli di raggiungerlo a piedi sull’acqua.

È un’espressione strana, ma fra poco vedremo il perché.

Gesù, quindi, ordina a Pietro di raggiungerlo, ma l’apostolo, spaventato dalla tempesta, inizia ad affondare.

Gesù soccorre Pietro, lo rimprovera per la sua poca fede e si accosta alla barca.

I discepoli accolsero volentieri Gesù sulla barca e, appena Gesù fu salito, la tempesta si placò e loro toccarono terra, nonostante fossero ancora distanti.

Alla vista di tutto questo i discepoli lo adorarono riconoscendo che Gesù non era un uomo comune, ma veramente il Figlio di Dio.

Ora trarremo alcune considerazioni da tutto questo.

4)   Applicazioni e conclusione

La prima cosa su cui vorrei soffermarmi è che Gesù voleva insegnare una lezione molto importante ai Suoi discepoli: senza di Lui non avrebbero fatto alcun progresso.

Questo vale anche per noi. Non importa quanto siamo preparati e competenti in qualcosa, senza il Signore non andremo da nessuna parte.

I discepoli, senza Gesù, si trovarono in difficoltà e, nonostante le loro capacità, rimasero bloccati, incapaci di superare la difficoltà che si era loro presentata davanti. Quando accolsero volentieri Gesù, perché avevano capito questa lezione, il problema scomparve come se non ci fosse mai stato.

Se stai cercando di affrontare la tua tempesta da solo, ricordati che non potrai farcela nonostante le tue capacità. Forse il Signore sta attraversando la tua tempesta e sta passando davanti a te. Non lasciare che si allontani, accoglilo nella tua barca e lascia che sia Lui a risolvere il problema.

La seconda cosa di cui voglio parlare è l’esperienza di Pietro. La scorsa domenica abbiamo visto che i discepoli risposero molto tardi al comandamento di dare da mangiare alla folla. Loro avrebbero dovuto avere fiducia nel fatto che il solo ordine del Signore sarebbe dovuto bastare per far sì che il miracolo si compisse.

Pietro aveva imparato questa lezione ed è per questo che chiede al Signore di comandargli di camminare sull’acqua. Lui aveva imparato che il suo atto di ubbidienza avrebbe fatto sì che lui potesse compiere questo gesto e camminare sull’acqua come stava facendo Gesù.

Noi spesso ci fermiamo al dubbio di Pietro, ma dobbiamo pensare che Pietro ubbidì al Signore e iniziò a camminare sull’acqua per andare verso di Lui.

Quanti di noi avrebbero camminato su un mare in tempesta solo perché Gesù ce l’avrebbe ordinato?

Pietro dimostrò una grande fede nel mettere i suoi piedi sull’acqua e allontanarsi dalla barca.

Il fatto che il Signore sia intervenuto subito, dimostra che era praticamente arrivato. Il problema, però, fu proprio quello. Un attimo di distrazione, proprio quando aveva raggiunto la sua meta, gli fece distogliere gli occhi da Gesù e temette la tempesta.

Fintanto che i suoi occhi erano su Gesù, la tempesta e il mare non avevano potere su di lui, ma fu nel momento in cui i suoi occhi non erano più su Cristo che la tempesta ebbe la meglio.

Anche noi, fintanto abbiamo gli occhi su Gesù, qualsiasi impresa il Signore ci comandi di compiere, noi saremo in grado di compierla nonostante gli attacchi di Satana e le avversità della vita. Nel momento in cui inizieremo a guardare alla tempesta, perderemo quella capacità e potremmo addirittura fallire il nostro compito.

Ebrei 11 ci dà la definizione della fede e molti esempi di vera fede, ma Ebrei 12:1-2 ci parla del modo in cui possiamo avere fede. Gesù è l’oggetto della nostra fede e noi dobbiamo avere gli occhi fissi su di Lui.

Un atto di ubbidienza può farti attraversare il mare, una distrazione può farti affondare. Se il Signore ti ha comandato di fare qualcosa, l’ubbidienza è solo l’inizio, perché ti servirà la fede per vincere le avversità e questa fede deve essere posta in Gesù, Colui che ti ha dato il comandamento.

La terza cosa che voglio farvi notare è che, anche se ai nostri occhi camminare sull’acqua è un’impresa impossibile, ci sono imprese ben più difficili che siamo chiamati a fare e una di queste è conquistare le anime di Foggia per Cristo. Sembra un compito impossibile, ma Colui che ci ha comandato di farlo è lo stesso che ha ordinato a Pietro di camminare sull’acqua. Finché il nostro sguardo sarà su Cristo non c’è niente che possa fermarci.

C’è un’ultima cosa di cui voglio parlarvi, e cioè la fine della prova. Una volta che la prova era finita, Gesù non li ha traghettati nel mezzo della tempesta, tra molte altre difficoltà, e non ha chiesto loro di superare il mare con Lui nella barca nel mezzo della tempesta. Nel momento che la prova era finita, non c’era più bisogno degli strumenti della prova e Gesù eliminò completamente ogni problema. Quando noi siamo nel mezzo della prova, come i discepoli nella tempesta, la liberazione sembra lontana, ma una volta superata la prova, Gesù stesso annullerà ogni cosa. Prega e persevera con fiducia nella prova che stai attraversando, perché, una volta finita la prova, la tempesta si placherà e tu arriverai sull’altra sponda senza mettere di nuovo mano ai remi. Gesù ti libererà e lo farà completamente.

Quello che oggi voglio che resti sul nostro cuore è da una parte l’importanza della preghiera (dobbiamo ricordarci di ritagliarci del tempo da dedicare alla nostra intimità con Dio), dall’altra l’importanza di guardare a Gesù sempre. L’ubbidienza è una parte fondamentale, come abbiamo imparato domenica scorsa e ribadito oggi, ma lo è anche la fede. Solo con fede potremo superare le nostre tempeste e se siamo perseveranti nella prova, alla fine, la liberazione sarà totale e il Signore ci darà la pace che ci ha promesso.

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