Gesù tra gli Stranieri
01/09/2024
Marco 7:24-37
La scorsa domenica abbiamo visto Gesù avere un confronto con gli scribi e i farisei riguardo alla tradizione e in quell’occasione dichiarò che non ciò che entra nell’uomo attraverso il cibo lo contamina, ma ciò che esce da suo cuore.
Dopo questo confronto Gesù lasciò il territorio della Galilea e si recò nelle province vicine, tra gli stranieri.
Qui vedremo due eventi significativi ma anche poco compresi.
Marco 7:24-37
1) Non è bene dare da mangiare ai cagnolini
Nel primo episodio vediamo Gesù recarsi nella provincia di Tiro e Sidone, due città che nel tempo sono state sia amiche che nemiche di Israele e su cui si era abbattuto un pesante giudizio di Dio che le aveva spogliate della loro gloria e potenza.
In questa provincia c’erano certamente dei giudei, ma la zona era a prevalenza greca e fenicia (questi ultimi erano stati grandi rivali dei Romani, ma avevano perso ed erano stati ridotti a colonia, come i greci – vedi Guerre Puniche).
In questo incontro leggiamo di una donna che chiede aiuto a Gesù, ma stranamente vediamo che Gesù inizialmente rifiuta il Suo aiuto.
Qui troviamo una delle frasi più emblematiche della vita di Gesù, dove paragona una donna straniera ad un cagnolino, ma cosa intendeva Gesù e perché si comportò in questo modo?
Per capirlo dobbiamo confrontarlo con lo stesso episodio raccontato da Matteo: Matteo 15:24.
Gesù dichiara di non essere interessato ad aiutare una straniera perché il Suo ministero terreno era rivolto solo alla casa d’Israele, cioè solo ai discendenti di Giacobbe. Questo è il motivo per cui vediamo Gesù predicare solo in Giudea, Galilea, Samaria e Decapoli. Questi erano i territori d’Israele e, benché i Samaritani e gli abitanti della Decapoli fossero mescolati con altre popolazioni da diverse generazioni, Gesù li reputava discendenti d’Israele.
Tutt’oggi gli ebrei di tutto il mondo sono molto diversi tra loro. Ci sono ebrei mescolati con tutte le razze e, benché di alcuni si può riconoscere l’origine semitica, di molti sono tanto amalgamati alle popolazioni locali che diventa impossibile distinguerli da queste ultime.
Tuttavia Gesù riconosce il seme di Giacobbe, cioè la sua discendenza, e li cerca per salvarli.
Bisogna dire, comunque, che questa è stata solo una fase del ministero di Gesù.
Infatti poco prima, quando diede istruzioni ai dodici, vietò loro di andare dalle popolazioni straniere (Matteo 10:5), ma dopo questo vediamo che Gesù dà loro istruzione di andare a tutti i popoli della terra (Matteo 28:18-20). Cosa era cambiato?
Giovanni 12:32
Efesini 2:11-22
La croce ha cambiato ogni cosa. Quello è stato il punto di svolta. Da quel momento il ministero non è stato più rivolto solo ai discendenti di Giacobbe, ma a tutti gli uomini.
Dunque in questo momento storico Gesù e i Suoi discepoli non dovevano rivolgersi agli stranieri, ma ci fu una frase che mosse Gesù a compassione.
Gesù non paragonò la donna ad un cagnolino in segno dispregiativo o discriminatorio, ma perché i cani erano ritenuti degli animali impuri.
Gesù, quindi, stava dicendo alla donna: “Non è bene che io mi distragga dal cercare i figli perduti di Giacobbe per aiutare gli incirconcisi”.
Gesù non voleva che si aprisse un nuovo ministero tra i pagani, perché il Suo compito tra i Giudei non era ancora terminato.
La frase della donna è significativa, perché dimostra da una parte l’umiltà della donna, che accettò di essere ritenuta impura da Gesù, e dall’altra la fede della donna nel riconoscere in Gesù il Messia promesso ad Israele, che avrebbe portato beneficio non solo ai discendenti di Giacobbe, ma, di riflesso, a tutti i popoli della terra. Questo è quello che intendeva con le briciole.
Gesù, quindi, per questa sua fede, fece un’eccezione ed aiutò la donna.
2) Il ritorno alla Decapoli
Ora veniamo al secondo episodio.
Noi abbiamo già visto Gesù recarsi nella Decapoli precedentemente e ricorderete che fu lì che incontrò l’indemoniato Gadareno con la legione di demoni in lui.
In quel giorno Gesù, dopo aver liberato l’indemoniato, fu cacciato dalla popolazione locale perché avevano perso circa duemila porci, preferendo i porci al Signore.
Prima di andarsene, l’uomo che era stato posseduto chiese a Gesù di seguirlo, ma il Signore gli ordinò di andare a parlare alla sua famiglia di ciò che gli aveva fatto.
Quando quell’uomo se ne andò, non si rivolse solo alla famiglia, ma predicò e testimoniò di Gesù in tutta la Decapoli.
Luca 8:35-39
Ora diverso tempo dopo, il Signore torna in quella regione e le cose sono cambiate.
Loro sapevano che Gesù era Colui che aveva scacciato i demoni nei porci, ma non tornarono da Lui per cacciarlo di nuovo, bensì, questa volta, per ascoltarlo ed essere da Lui guariti.
In questa occasione, Marco ci riporta una sola guarigione di un sordo, che, non solo fu guarito dalla sua sordità, ma il Signore fece sì che iniziasse a parlare in maniera normale, come se non fosse mai stato sordo.
Questa volta non disse a quest’uomo di divulgare l’accaduto, ma al contrario, di nasconderlo. Tuttavia l’uomo che era stato sordo, prima parlava a stento ed ora parlava dappertutto delle cose che il Signore aveva fatto per lui.
Tempo prima avevano cacciato il Signore ed ora dicevano di Lui che faceva bene ogni cosa (v. 37).
Tutto questo per l’influenza di un solo uomo!
Applicazioni e conclusione
Ora vediamo cosa possiamo imparare da questi due brani.
Il primo brano ci mostra innanzitutto una cosa importante per capire gli evangeli. Gesù non si rivolgeva agli stranieri. Quando leggiamo espressioni come “fratelli”, “figli del regno”, ad esempio, si riferisce ai discendenti di Giacobbe. Quando parla di regno, di tribolazione, di persecuzione da parte dell’Anticristo, sta parlando del popolo d’Israele.
La chiesa non era ancora stata rivelata come qualcosa a sé stante, composta da Giudei e non Giudei, circoncisi e incirconcisi.
In poche parole, non dobbiamo cadere nella trappola di pensare che tutto ciò che leggiamo sia applicabile direttamente a noi, come ad esempio le parabole che insegnano che alcuni che sono infedeli saranno condannati all’inferno.
Infatti in queste parabole non si fa riferimento ai credenti cristiani, ma alle persone del popolo Giudeo, che non necessariamente sono credenti, anzi, attualmente la maggior parte di essi non è credente.
Ora, noi possiamo imparare tanto dalle parabole, dai discorsi e dalle profezie di Gesù, ma dobbiamo sempre ricordarci che il Signore non era stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele e che quasi tutto quello che è riportato prima della crocifissione è rivolto solo al popolo ebreo.
È come se volessimo applicare la legge di Mosè a noi direttamente, senza filtrarla con il Nuovo Testamento.
Infatti la Bibbia ci dice questo: Ebrei 9:15-17.
Anche se Gesù ha iniziato ad edificare la Sua chiesa con i discepoli, e quindi durante il Suo ministero terreno, quello che Gesù fece prima della croce deve essere considerato come la fine, o meglio il compimento, dell’Antico Testamento e solo dopo possiamo iniziare a parlare di Nuovo Testamento.
Tutti gli insegnamenti delle epistole di Paolo, ad esempio, sono direttamente applicabili a noi, ma ciò che insegnò Gesù può insegnarci, ma non possiamo applicarlo direttamente come faremmo, ad esempio, con la lettera ai Romani.
C’è un altro insegnamento che possiamo ricavare da questo episodio, e cioè che Cristo vuole umiltà. Quando noi ci rivolgiamo a Lui con la pretesa, con l’arroganza e con l’orgoglio, Lui non risponde alle nostre preghiere, ma quando lo facciamo con umiltà e con fede Lui risponde subito.
Questa donna non ha dovuto provare nulla, né ha dovuto meritarsi qualcosa. Era sempre la stessa donna che un momento prima il Signore aveva ignorato. Ciò che è cambiato è che lei si è rivolta a Gesù con umiltà e con fede.
Dio cerca un cuore umile e risponde alla fede e questo è l’esempio che noi dobbiamo seguire nelle nostre preghiere.
Quando ci rivolgiamo a Dio con la pretesa e con l’arroganza, possiamo avere la più grande fede del mondo, Dio non risponderà. Quando ci umiliamo davanti a Lui, ma non abbiamo fede, Dio non ci risponderà. Dobbiamo imparare a rivolgersi sempre con umiltà e con fede nelle nostre preghiere al Signore.
Venendo al secondo episodio, ciò che ci rivela è che la testimonianza di un solo uomo ha cambiato un’intera provincia.
La prima volta che Gesù è andato, loro non erano pronti a riceverlo, ma ora, dopo la testimonianza di quell’uomo, Gesù ebbe un’accoglienza totalmente diversa.
Venendo a noi, è vero che la tua e la mia famiglia sembrano voler rigettare Cristo, ma forse, semplicemente, non sono ancora pronti per farlo. È vero che i colleghi sul posto di lavoro, gli amici, la città di Foggia, la provincia di Foggia sembrano voler rifiutare Gesù e volerlo mandare via. Forse ora preferiscono i porci al Signore, ma tutto può cambiare.
Un solo uomo ha cambiato i cuori di un’intera provincia e coloro che avevano cacciato Cristo ora lo stavano accogliendo.
Noi siamo molti di più che un solo uomo.
Quell’uomo non aveva lo Spirito Santo che lo aiutava, perché non era ancora stato dato in quel momento, ma noi abbiamo lo Spirito Santo dentro di noi.
Quell’uomo non aveva una Bibbia e magari conosceva l’Antico Testamento, noi abbiamo la Bibbia intera, Antico e Nuovo Testamento, e possiamo portarcela sotto braccio per usarla durante le nostre evangelizzazioni.
A noi sono stati dati molti più strumenti di quanti quell’uomo ne avesse in quel momento.
È vero, l’impresa è difficile, ma non impossibile. Quell’uomo poteva dire di essere stato liberato da una legione di demoni, noi possiamo dire di essere stati liberati dall’inferno.
Il mio invito oggi è quello di non scoraggiarci, perché se un solo uomo ha conquistato un’intera provincia per Cristo, noi possiamo fare molto di più.
Ricordiamoci che, quando Gesù ci ha dato il Grande Mandato, ha anche detto che Lui ha ricevuto ogni autorità (Matteo 28:18-19a). Cristo ha già vinto. Ora andiamo e reclamiamo la vittoria di Cristo in questa provincia. Andiamo e conquistiamo questo popolo per Cristo!

