Gesù e la Tradizione

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  • Ultima modifica dell'articolo:28 Luglio 2026
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Gesù e la Tradizione

25/08/2024

Matteo 15:1-20

Domenica scorsa abbiamo visto Gesù e i Suoi discepoli attraversare il mare di Galilea.

Una volta raggiunta l’altra riva, una folla enorme si radunò da tutte le città vicine e questo stuzzicò l’invida dei religiosi del tempo.

Non trovando modo di accusare Gesù direttamente, cercarono di accusarlo attraverso i Suoi discepoli di insegnare cose contrarie alla tradizione ebraica.

Oggi vedremo proprio questo confronto e ciò che Gesù volle insegnare attraverso di esso.

Matteo 15:1-20

1)   Lavarsi le mani

Tutti noi abbiamo l’abitudine di lavarci le mani prima di mangiare e sembra che la questione riguardi questo, ma non dobbiamo lasciarci ingannare.

Gli scribi e i farisei parlano di tradizione, non di igiene.

All’epoca non si conoscevano le norme d’igiene personale perché non si aveva conoscenza dei microbi.

Lavarsi le mani era una cosa che si faceva di tradizione, perché i religiosi credevano di essere puri, senza macchia o peccato alcuno.

Loro si vantavano della loro religiosità e credevano di essere migliori degli altri.

Luca 18:9-14

La loro purezza, però, era solo esteriore.

Matteo 23:27

La loro tradizione prescriveva che, tornando a casa, essendosi contaminati con le persone fuori, prima di prendere qualsiasi cibo dovessero purificarsi con dei lavaggi rituali in modo da assicurarsi che, toccando i cibi con le mani contaminate dagli altri, non contaminassero anche i loro cibi.

Loro seguivano già le prescrizioni mosaiche riguardo al cibo, quindi mangiavano solo ciò che era dichiarato puro, ma volevano essere certi che il loro cibo fosse puro fino all’ingestione e che quindi non venissero contaminati dall’esterno attraverso il cibo.

Ora le parole di Gesù sono più chiare.

2)   Dall’esterno o dall’interno

Saltiamo un attimo alla fine del capitolo e vediamo che Gesù dice che niente dall’esterno può contaminare l’uomo.

Marco 7:18-19

Questo discorso per un Giudeo era semplicemente inaccettabile.

Tanto era radicata nella loro mente il disprezzo ed il disgusto per i cosiddetti animali impuri, che perfino molto tempo dopo Pietro ricevette l’ordine da Dio di mangiare degli animali considerati impuri presentati a lui dal cielo e lui si rifiutò perché li riteneva impuri (Atti 10:10-16).

Ora, questa era una visione, ma neppure vedendo che gli animali erano stati calati dal cielo e davanti all’ordine divino Pietro mangiò uno di quegli animali.

Da questo traiamo la prima lezione, cioè che per un cristiano non esistono cibi contaminati e noi siamo chiamati a non sottometterci a leggi che ci impongono di astenerci da determinati cibi.

Ogni scelta di astensione da un qualche tipo di cibo è personale, fatta per il Signore, ma non deve essere imposta agli altri.

Paolo estende questo concetto anche alle feste.

Ci sono persone che non vogliono festeggiare compleanni, che non ritengono la domenica altro che un giorno come gli altri, che non festeggiano Natale, Pasqua o alcun’altra festività. D’altra parte ci sono quelli che invece amano festeggiare e ricordare e ringraziare il Signore in quei giorni.

Anche queste sono scelte personali, ma non devono essere imposte alla persona che crede in maniera diversa.

Romani 14:3-6

Colossesi 2:8,16-23

Non solo questo, ma Paolo dice addirittura che comandare l’astensione è una dottrina diabolica.

1 Timoteo 4:1-5

Ovviamente dobbiamo sempre considerare che siamo il tempio dello Spirito Santo e dobbiamo trattare il nostro corpo con l’onore e il rispetto dovuto alla casa di Dio, quindi ci sono cose da cui impariamo ad astenerci, non per comando ricevuto dagli uomini, ma perché lo impariamo maturando nel nostro cammino con Dio.

Qualunque scelta facciate riguardo al cibo, alle bevande e alle festività, ricordatevi che Cristo ci ha lasciato liberi riguardo a queste cose, purché siamo convinti di ciò che facciamo e la nostra scelta sia dettata dalla fede e dal desiderio di onorarlo.

Detto questo, vediamo cos’altro possiamo imparare da questo.

Il Signore dice che non ciò che entra ma ciò che esce contamina l’uomo, perché la fonte di ciò che esce è il nostro cuore, sono i nostri pensieri, è la parte interiore di noi stessi.

Gesù afferma che il peccato nasca e maturi all’interno del cuore per poi manifestarsi esteriormente.

Pulire l’esterno, come facevano i farisei, è totalmente inutile ed è ipocrita.

Ciò che conta è l’interiore.

Matteo 23:25

Il motivo per cui la religione è di per sé inutile, è perché dà un senso di sicurezza nelle proprie azioni esteriori senza curarsi dell’interiore.

Ciò che Dio vuole non è una “riforma” religiosa come quella di 500 anni fa, ma una riforma della persona nell’interiore, quella che tutti conosciamo come nuova nascita.

Tuttavia la nuova nascita è solo l’inizio di questa vita, non il punto di arrivo. Ecco perché bisogna coltivare quella nuova creatura per poter essere come Dio ci vuole.

Il vantaggio che abbiamo noi con la nuova nascita è che il nostro uomo interiore è diverso e, dato che è da lì che vengono i pensieri peccaminosi, noi abbiamo la libertà di scegliere di non peccare.

Galati 2:20

Paolo scelse di seguire Cristo e vivere per Lui.

Ora la scelta che dobbiamo fare è tra servire la giustizia e prestare le nostre membra al peccato.

Romani 6:1-14

Noi abbiamo la capacità di vivere una vita pura che viene dall’interiore a patto che serviamo Dio e ci consacriamo a Lui, senza prestare noi stessi al peccato. Quando prestiamo qualcosa a qualcuno, vuol dire che quel qualcosa non gli appartiene. Allo stesso modo, noi non apparteniamo al peccato, ma a Dio.

Il “segreto” di una vita pura non sta in qualche trucco o scorciatoia, ma in una coltivazione continua del nostro rapporto con Dio in modo da nutrire e far crescere il nostro spirito. Solo così non adempiremo affatto ai desideri della carne, cioè del peccato che ancora ci tenta.

Galati 5:16-25

3)   La tradizione degli uomini

Ora vediamo l’ultimo punto che Gesù ha trattato in questo episodio, cioè la questione della tradizione degli uomini.

Abbiamo già visto che non dobbiamo lasciarci imporre leggi e regole dagli uomini, perché queste leggi servono solo a soddisfare la carne, ma il problema è che spesso sono cose subdole.

L’esempio che ha fatto Gesù non è casuale, perché mostra qualcosa di ambiguo che può confondere.

Gesù parla di una forte somma offerta a Dio, che a noi sembrerebbe qualcosa di molto positivo, e questa offerta veniva contrapposta ad un comandamento, quello di onorare i genitori.

La questione è che all’epoca non c’era la pensione e i figli si prendevano cura dei genitori. Ora, noi sappiamo che non sempre c’è un buon rapporto tra genitori e figli o tra suoceri e generi o nuore. Immaginate essere obbligati a mettersi in casa una suocera che ha da sempre antagonizzato la nuora. Non era una situazione simpatica. Gli scribi ed i farisei avevano studiato un sistema per giustificare il mancato adempimento di questo comandamento e cioè quello di dare quel denaro in offerta a Dio, cosa che ai loro occhi avrebbe comprato il perdono di Dio e magari Lo avrebbe anche reso favorevole alla cosa. Dio, però, non può essere comprato e fare una buona azione mentre si disubbidisce a Dio non è una scusa per disubbidirgli.

Ciò che dice Gesù è che il comandamento deve essere rispettato, che si voglia o meno, perché ha la precedenza su una buona azione come può essere un’offerta a Dio.

In poche parole la nostra religiosità non è un pretesto per mancare di adempiere dei comandamenti di Dio.

Tra cristiani la cosa può essere, ad esempio, trascurare dei comandamenti di Dio servendo in chiesa o donando alla chiesa. Magari un uomo che, invece di prendersi cura di moglie e figli, quando torna dal lavoro, non volendo dedicare tempo alla sua famiglia, prende uno scatolo di opuscoli e va a distribuirli. L’uomo fa sicuramente una buona azione, ma qual è la priorità? Distribuire opuscoli o prendersi cura della sua famiglia? Magari quest’uomo ha un padre o una suocera da accudire, perché ha bisogno di assistenza, o di essere accompagnato o accompagnata dai medici, o cose del genere, ma per non farlo dedica quel giorno a predicare l’evangelo nelle piazze.

Le buone azioni non sono mai un pretesto per trasgredire i comandamenti di Dio!

Le tradizioni umane non sono altro che un modo elaborato per fare delle buone azioni mentre si trasgredisce il comandamento di Dio, come donare ai poveri durante una serata dedicata alla “Madonna” e in nome di essa. Così si giustifica l’idolatria con la buona azione. Spesso questo ci trae in inganno perché sembrano essere brave persone che fanno del bene, ma lo fanno in nome di una religione idolatra che li sta trascinando all’inferno.

Questo è quello che intendeva Gesù quando citò Isaia accusando i farisei di onorarlo con le labbra, cioè con l’esteriore, mentre il loro cuore, il loro interiore, era lontano da Lui. Dio vuole il nostro cuore, non le nostre labbra. Le labbra sanno essere bugiarde, ma il cuore non mente.

Conclusione

Ciò che vorrei che facciamo oggi, oltre che essere messi in guardia dalla presunta santità simulata con regole e leggi religiose, o tradizioni umane, è che il nostro interiore è fondamentale per onorare Dio. A Dio non serve che noi offriamo le nostre labbra, che abbiamo un bell’aspetto esteriore. Dio vuole che il nostro cuore sia puro e che le nostre azioni siano un risultato della purezza del nostro cuore, non dell’ipocrisia.

Lasciamo perdere tutti i “così si fa”, “così si deve fare”, “cosa penserebbe la gente” e tutte quelle cose che provengono dalla cura dell’esteriore. Iniziamo a coltivare il nostro spirito. Non è importante ciò che mangiamo o se festeggiamo certi giorni. Non è importante quante buone opere facciamo. Non è importante riformare la nostra vita esteriore, il nostro comportamento. Ciò che conta veramente è riformare il nostro cuore. La nuova nascita è solo l’inizio. Dobbiamo continuare a vivere seguendo lo Spirito Santo che vive in noi, dobbiamo camminare nello Spirito. Camminare è qualcosa che si fa ed è un’azione continua. È una cosa che dobbiamo scegliere di fare. Non prestare le tue membra al peccato.

Che la mia e la tua preghiera oggi sia questa: Galati 2:20.

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