Gesù e Giovanni Battista

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  • Ultima modifica dell'articolo:24 Luglio 2026
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Gesù e Giovanni Battista

18/02/2024

Giovanni 3:22-36

La scorsa volta abbiamo lasciato Gesù a Gerusalemme.

Lì aveva incontrato Nicodemo ed aveva avuto una conversazione molto importante per la sua salvezza e per la salvezza di tantissimi lettori nel futuro.

Continuiamo con l’Evangelo Secondo Giovanni perché gli altri riprendono il racconto dopo l’arresto di Giovanni battista, mentre qui vediamo che Giovanni era ancora libero e stava ancora predicando.

Ciò che vedremo oggi è cosa è avvenuto dopo quella prima Pasqua e cosa possiamo imparare noi da quelle che sono le parole di Giovanni Battista.

Giovanni 3:22-36

1)   Dov’è Gesù

Il versetto 22 ci parla direttamente di Gesù, mentre i successivi vediamo ciò che avvenne dov’era Giovanni.

Come vediamo Gesù è ancora in Giudea. Ora però non è più a Gerusalemme, ma nel territorio della Giudea.

Qui leggiamo che Gesù stava battezzando, come faceva Giovanni (anche se poi leggiamo che chi materialmente battezzava le persone erano i Suoi discepoli – Giovanni 4:2).

Il motivo per cui Gesù stava battezzando non molto lontano da Giovanni era proprio perché questo doveva segnare il passaggio tra Giovanni, il precursore del Messia, e Gesù, il Messia stesso.

Fu proprio questo che portò ad una discussione tra i Giudei e i discepoli di Giovanni, perché, appunto, si chiedevano come mai Giovanni permettesse che qualcun altro prendesse il suo posto.

Negli altri evangeli, come abbiamo detto, vedremo Gesù in Galilea dopo l’arresto di Giovanni, mentre qui vediamo che è in Giudea e dopo, nel prossimo capitolo, si trasferirà in Galilea, ma passerà prima per la Samaria.

Questi due eventi sono importanti, quindi non li lasciamo indietro.

2)   La confessione di Giovanni

La prima cosa che vedremo oggi è cosa Giovanni rispose ai suoi discepoli quando gli chiesero di Gesù.

Alcune domeniche fa abbiamo visto che Giovanni aveva dichiarato apertamente che Gesù era il Cristo, ma solo due dei suoi discepoli Lo avevano seguito e questi discepoli erano tra quelli che stavano con Gesù e battezzavano.

Qui vediamo il rimanente dei suoi discepoli che si rivolge a Giovanni perché lui mettesse fine a questa opera di Gesù, ma le loro stesse parole li tradivano: Giovanni 3: 26.

Questo testimonia che questi discepoli avevano sentito Giovanni dire che Gesù era il Messia e avevano visto Andrea e l’altro discepolo abbandonare Giovanni per seguire Gesù.

Ciononostante, nessuno di loro pensò di fare altrettanto, anzi si aspettavano che Giovanni fermasse Gesù, perché stava raccogliendo un seguito più grande di quello di Giovanni.

La risposta di Giovanni, tuttavia, li colse impreparati, perché fece una serie di dichiarazioni molto forti.

Al versetto 27 disse che ciò che Gesù stava facendo e il seguito che stava raccogliendo venivano da Dio.

Questo sarebbe già stato sufficiente a mettere a tacere una possibile invidia o rivalità.

Qui impariamo la prima grande lezione: non dobbiamo invidiare o fare a gara contro un altro servo di Dio!

Ciò che Dio affida ad ognuno dipende dalla Sua scelta. Quando vediamo un fratello o una sorella riuscire in un servizio, non dobbiamo essere mossi da invidia, perché Dio ha dato a noi qualcosa e a quel fratello o a quella sorella qualcos’altro.

Inoltre dobbiamo imparare che se quello che quel fratello o quella sorella ha viene da Dio dobbiamo essere contenti con lui, gioire per ciò che fa. Stiamo tutti contribuendo a qualcosa più grande di noi nella misura del dono che Dio ha fatto ad ognuno di noi.

La seconda dichiarazione di Giovanni (v. 28) è un rimprovero ai suoi discepoli perché non avevano ancora capito che Giovanni era solo il precursore ma Gesù era il Cristo, e quindi avrebbero anche loro dovuto seguire Gesù, non lui.

Infatti subito dopo dichiara di essere felice che Gesù stava operando e che le persone accorrevano a Lui (v. 29).

Al v. 30 leggiamo una dichiarazione molto importante, che però dobbiamo imparare ad applicare anche nella nostra vita.

Qui Giovanni parlava del servizio. Le persone avrebbero dovuto abbandonare lui (“diminuisca”) per andare da Gesù (“cresca”).

Noi dobbiamo imparare dall’umiltà di Giovanni.

Lui era felice che il suo servizio portasse persone a Cristo. Noi allo stesso modo dobbiamo essere contenti quando la gloria e gli onori per ciò che facciamo va a Cristo anziché a noi.

Sembra banale, ma tutti abbiamo la tendenza a desiderare di essere al centro dell’attenzione, di ricevere complimenti e ringraziamenti per ciò che facciamo, mentre Colui che deve ricevere queste cose è Cristo.

Infondo è Lui che ci ha dato le capacità, i doni e le opportunità di compiere certe opere, ed è quindi grazie a Lui che facciamo certe cose.

Quindi la gloria e l’onore appartiene a Lui.

C’è chi usa questo versetto per insegnare che dobbiamo mettere da parte il nostro io e far crescere la presenza di Cristo nella nostra vita, ma Giovanni non intendeva questo e quindi non lo trattiamo qui.

Un’altra dichiarazione di Giovanni fu quella di affermare che Gesù non era un uomo come noi, ma qualcuno che veniva dall’alto, e per questo un testimone fedele delle realtà celesti.

Al versetto 32 dice anche che, nonostante la testimonianza di Gesù fosse vera, la maggior parte delle persone rifiutavano di credere, compresi quei discepoli che lo stavano interrogando.

Poi prosegue col dire che chi accetta la testimonianza di Gesù, accetta la verità di Dio.

Questo voleva essere uno sprono per i suoi discepoli di andare finalmente da Gesù.

Dopo di questo fa un’altra affermazione, cioè che Gesù stava operando con la potenza dello Spirito Santo e che questa potenza era senza misura.

Quindi Giovanni dichiara che Gesù era in grado di compiere qualsiasi cosa e questo era conferma che fosse il figlio di Dio, perché subito dopo, al versetto 35, chiama Gesù Figlio di Dio e dice di Lui che ha ricevuto tutto dal Padre.

Qualora questo ancora non bastasse, vediamo l’ultima affermazione di Giovanni, la più forte: v. 36.

3)   La vita eterna

In questo ultimo versetto Giovanni testimonia che è per la fede in Gesù che le persone hanno la vita eterna e in nessun altro modo.

Fin qui abbiamo visto che sia l’apostolo Giovanni, sia Gesù, sia Giovanni Battista dichiarano che la salvezza è per la sola fede in Gesù (quindi tre testimoni).

La seconda parte del versetto, invece, dichiara che chi non crede è già sotto l’ira di Dio e quell’ira rimane su di lui.

Non dice infatti che l’ira di Dio incomba su di lui o che l’ira di Dio sia la risposta alla mancanza di fede, ma che l’ira di Dio già c’è, ma attraverso la fede in Gesù otteniamo vita eterna e siamo liberati dall’ira di Dio.

Questo versetto ci mostra anche che l’opposto della vita eterna è l’ira di Dio. L’inferno non è altro che la manifestazione dell’ira di Dio per l’eternità.

Inoltre qui leggiamo che chi non ubbidisce al Figlio, cioè a Gesù, non è salvato.

Qui sembra affermare che le opere abbiano un ruolo nella salvezza, ma in realtà, come abbiamo letto, Gesù comandava di avere fede ed è questo il comando a cui dobbiamo ubbidire per essere salvati.

In pratica non era altro che una conferma delle parole precedenti in forma negativa. Credere significa ubbidire al Figlio, non credere significa disubbidire. Credere dà vita eterna, non credere lascia sotto l’ira di Dio.

Conclusione

Concludendo il discorso voglio innanzitutto ricordare che il battesimo è una parte importante della vita cristiana. Qui si parla ancora di battesimo e vediamo che Gesù e i Suoi discepoli battezzavano chi credeva. Se hai creduto ma non sei ancora battezzato, dovresti prendere in considerazione la possibilità di seguire il Signore anche in questa cosa.

Un’altra cosa che abbiamo visto oggi è che Dio dà dei doni e dei compiti a ciascuno e noi non dobbiamo invidiare o contendere con i fratelli e le sorelle, ma dobbiamo piuttosto gioire dell’opera che costoro compiono per il Signore.

Abbiamo anche visto che quando operiamo dobbiamo portare la gloria a Gesù, non a noi stessi, e dobbiamo desiderare che Lui cresca, che le persone guardino a Lui, non a noi.

Infine ti chiedo, hai creduto in Gesù? Giovanni battista ha detto che senza fede sei sotto l’ira di Dio, che l’ira di Dio dimora su di te, è già lì. L’unico modo per scampare a questa ira è la fede in Gesù. Che stai aspettando? Credi in Gesù ed otterrai il dono della vita eterna!

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